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Pubblicato il 18.01.2004
 
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LA VALUTAZIONE DELLE DONNE

…secondo i vecchi proverbi bregagliotti!

Un tempo, anche in Bregaglia, gli uomini non andavano tanto per il sottile quando si trattava di valutare una donna. Non era ancora il tempo delle giuste rivendicazioni dei diritti delle donne: erano indubbiamente considerate inferiori. Pare che secoli fa in chiesa i banchi degli uomini avessero uno schienale e quelli delle donne no! Le donne non avevano diritto al voto. Intervistate poco prima di acquisire questo diritto, il giornalista aveva chiesto ad una se le dispiacesse non poter votare. Al che questa risponde: “No, per niente, tanto sono sempre stata io a dire a mio marito per chi votare!”. Questo la diceva lunga su chi realmente “comandasse in casa”. I seguenti proverbi, assolutamente autentici, indubbiamente sono maschilisti, ma li riportiamo per la cronaca… Alcuni proverbi parlano dell’educazione delle giovinette. “Ai vol l’ustaria par fär gnir madür la fia” (ci vuole l’osteria per far diventare matura la ragazza). Chissà poi perché: qualcuno ha qualche idea al riguardo? In ogni caso bisognava “nutrire bene” la figlia femmina, perché crescesse bella… “La buna papa fa la bela mata”. Come “valutare”, però, un “buon partito”? “I cavei e lan ciavata dàn da cagnosciar la mata” (la ragazza brava la si può distinguere dai capelli e dalle …ciabatte!). Se poi la giovane sposava un uomo molto più vecchio di lei, la cosa era …promettente: “La dona giuvna e l’om vetc, impleniscian la cà fin sot al tetc” (La donna giovane e l’uomo vecchio riempiono la casa fino al tetto). L’importante, comunque che la ragazza sposasse un uomo benestante, non importa se con un cattivo carattere: “L’è meiar üna fìa mäl maridäda cu üna fìa mäl plazäda” (E’ meglio una ragazza mal maritata che una mal piazzata). Per quanto riguarda “il carattere” delle donne, che dire? Le donne sarebbero maliziose: “La putenza da Dio l’è granda, la malizia da lan dona anca daplü” (la potenza di Dio è grande, ma la malizia delle donne ancora di più!), ma anche furbe: “la dona fürba la tira oradzot l’öiv, senza ca la galina as incorgia” (la donna furba tira l’uovo da sotto la gallina prima che questa se ne accorga). Esistono però donne “poco avvedute”: “Dona poc avdüa, ben avdüda”: da preferire? Mah. E se poi la donna …è barbuta? Bisogna guardarsene, come dagli uomini con i capelli rossi e dalla zampa dell’orso (prima che si estinguesse): “Inguardat da lan dona da la barba, di oman dal peil ross e da la cianfa da l’orz”. Chissà poi perché bisognava guardarsi dalle donne di Nasciarina: “Dio as ciüra da fög e da lavina e da lan femna da Nasciarina” (Dio ci guardi dal fuoco e dalle valanghe, ma anche dalle donne di Nasciarina). In ogni caso, i cacciatori che incontrassero per strada, quando vanno alle battute di caccia, una donna, non avrebbero preso nulla! “Femna par sträda, cacia sbagliäda” (Donne per strada, caccia sbagliata). Che dovessero rimanere sempre a casa? Povere donne! Chi avesse altri proverbi ed altre interpretazioni ce li mandi!




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