Cerca in VAOL nel web
 
Prima pagina Colico Mandello Lario Occidentale Valchiavenna Morbegno Bassa Valle Sondrio Valmalenco Tirano Aprica Bormio Livigno Bregaglia Poschiavo
CRONACHE ATTUALITA' ECONOMIA POLITICA SPORT CULTURA E SPETTACOLI TUTTO TURISMO FUORI VALLE CINEMA COMUNI
photo gallery video gallery bacheca blog webcam foto del giorno wallpaper sondaggi newsletter link utili Casa.it

Pubblicato il 04.01.2004
 
Letto 3181 volte

Condividi Facebook Twitter Friendfeed


NEI SECOLI UNA VALLE VITALE

Da sempre palestra di libera circolazione di idee

Una via di comunicazione
Chiesa di S. Pietro, Coltura, Stampa.
Fin da tempi remoti la Bregaglia e stata una via di comunicazione. La strada che proviene da sud si biforca a Chiavenna: a sinistra conduce a nord sopra il valico dello Spluga, a destra sopra il Settimo o il Maloja. I due tracciati confluiscono a Coira per proseguire verso Zurigo e il Lago Bodanico. Già nel quarto secolo la vai Bregaglia era percorsa da una strada romana ed essa restò per secoli uno dei principali passaggi sopra le Alpi. La storia della Bregaglia e indissolubilmente legata alla storia della sua strada. La Valle e sempre stata aperta agli influssi provenienti sia da sud che da nord. Il cristianesimo giunse in Bregaglia da sud (4° secolo). Uno dei più importanti evangelizzatori fu Gaudenzio, vescovo di Vercelli, nell’Italia settentrionale. Più strano è il fatto che pure la Riforma entrò in Valle da sud. La conversione avvenne nella prima meta del 16° secolo ad opera di profughi italiani che erano passati al cristianesimo riformato. Il contatto con la Riforma a nord delle Alpi (Coira, Zurigo e Ginevra) si stabili solo in un secondo momento. All’epoca della Riforma l’attuale Grigioni formava uno stato autonomo (Rezia) che comprendeva tre leghe: la Lega Caddea, la Lega delle dieci Giurisdizioni e la Lega Grigia. Dall’inizio del 16° secolo la Rezia dominava sulle terre soggette di Chiavenna, Bormio e Valtellina. Le grandi potenze dell’epoca, sia la Spagna e l’Austria che la Francia e Venezia, sollecitavano l’alleanza della Rezia per assicurarsi il passaggio sulle Alpi. Nel 16° secolo la crescente repressione dei moti riformatori in Italia spinse molti esuli verso la Repubblica retica. Il messaggio della Riforma trovò un’eco, sia nelle Valli meridionali come pure nei paesi soggetti; richiamò pero sempre maggiormente in causa anche le forze della Controriforma. Nel corso dei torbidi dei Grigioni (1618-1639) la Rezia dovette cedere temporaneamente alla Spagna il dominio sulle terre soggette; lo riconquistò con il Capitolato di Milano (1639) a condizione che la pratica della confessione riformata vi restasse vietata. Nell’era napoleonica il dominio della Rezia su Chiavenna, Bormio e la Valtellina andò perso per sempre. Le terre soggette passarono alla Repubblica Cisalpina per fare poi parte dell’attuale Italia. Soltanto allora il confine a Castasegna divenne frontiera statale. La Bregaglia si orienta sempre più verso nord. Quando il Grigioni entrò a far parte della Confederazione (1803) la situazione cambia di nuovo: la capitale dove si prendevano le decisioni di politica estera non era più Coira, bensì la lontana Berna. Con l’apertura del Gottardo, i valichi del Settimo e del Maloja perdono gran parte della loro importanza. La Bregaglia divenne sempre più una valle periferica fuori mano. Gli esuli italiani
Interno Chiesa evang. di S. Martino, a Bondo
A partire dal 1540 furono sempre più numerosi i profughi che cercarono asilo a Chiavenna. Fra questi c’era Agostino Mainardi (1482-1536), il quale guidò per oltre due decenni la comunità riformata nella città. Il numero dei seguaci andò man mano aumentando e negli anni successivi le comunità, in città e nei dintorni, diventarono cinque. Nei primi decenni di Riforma quasi tutti i parroci delle comunità evangeliche di Bregaglia, provengono dall’Italia. A conferma citiamo qualche esempio: Tommaso Casella, già monaco carmelitano, da Genova; Guido Zonca daVerona e Giovanni Antonio Cortese (Gasacela); Baitolomeo Maturo, già frate dominicano, da Cremona; Giulio della Rovere da Milano; Pier Paolo Vergerio da Capodistria; Aurelio Scitarca dal Veneto e Luca Donato da Firenze (Vicosoprano); Lorenzo Martinengo e suo figlio Alberto dalla Dalmazia (Stampa); Girolamo Turriani da Cremona (Bondo); Giovanni Marra da Napoli (Castasegna); Lattanzio da Bergamo; Michelangelo Florio e Giovanni Marci da Siena (Soglio). Molti di questi esuli italiani avevano appartenuto ad un ordine monastico ed erano stati portati dal loro studio personale ad abbracciare la Riforma. Spesso erano entrati in conflitto con le autorità ecclesiastiche. Alcuni erano strati denunciati all’Inquisizione e condannati. Qualcuno di loro aveva percorso un lungo cammino, prima di giungere nella libera Repubblica reta. La diversità della loro provenienza comportava che gli esuli italiani rappresentassero un ampio spettro di correnti teologiche. Gli uni confessavano la fede evangelica classica: questi venivano assunti dalla chiesa ufficiale quali predicatori. Gli altri sostenevano opinioni ritenute eretiche: erano battisti, anti-trinitari oppure convinti di avere ricevuto dallo Spirito Santo una particolare illuminazione. I conflitti furono inevitabili. A Chiavenna ci furono polemiche su polemiche e il Sinodo retico nutriva spesso dei dubbi sulla professione di fede dei parroci italiani. Come a Coira, cosi pure nei centri riformati di Zurigo e Ginevra, questi erano guardati con sospetto. Ma nel contempo il loro impegno personale era tenuto in grande considerazione. Molti di loro proseguirono presto il loro cammino verso Zurigo, Basilea, Ginevra, Lione, Strasburgo, Heidelberg, Francoforte, Anversa e Londra. Alcuni dei dissidenti si rifugiarono in Polonia. I predicatori s’impegnarono a promuovere la cultura nelle Valli grigionitaliane. Le loro prediche e l’insegnamento che impartivano diedero a tutti la possibilità di leggere la Bibbia. Consolidarono cosi l’uso dell’italiano quale lingua scritta e diffusero la conoscenza sia dell’antichità che della cultura italiana.




  0 commenti    
  Le notizie più lette