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Pubblicato il 16.02.2004
 
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PIER PAOLO VERGERIO (1498-1565)

Da nunzio pontificio e vescovo a riformatore protestante della Bregaglia

Fra i personaggi che hanno segnato la storia della Bregaglia, non possiamo dimenticarci di Pier Paolo Vergerio (1498-1565). Certo, non era un bregagliotto, ma è stato fra i primi e più illustri predicatori dell'Evangelo che hanno condotto i cristiani di questa valle a riformare la loro fede secondo i dettami della Parola di Dio, respingendo, come spesso è scritto nelle nostre chiese, "gli errori e le superstizioni umane".
Già nunzio pontificio e vescovo della chiesa romana, egli rinuncia a queste cariche e (costretto dalla persecuzione) accetta l'esilio, diventando (come pure era successo agli antichi apostoli) strumento nelle mani di Dio per la diffusione della verità evangelica in diverse nazioni, e non solo in Bregaglia! Possiamo veramente dire, anche nel suo caso, che "le vie della provvidenza sono infinite" davvero, e che Dio usa i Suoi servitori ben al di là delle loro intenzioni! I cristiani della Bregaglia possono essere riconoscenti a Dio per uomini così! Le seguenti note biografiche sono di Emidio Campi, professore alla Facoltà di Teologia dell'Università di Zurigo. Pier Paolo Vergerio nacque a Capodistria nel 1498. Dopo gli studi giuridici a Padova entra nella magistratura veneziana. Mortagli la moglie, Diana Contarmi, si pose al servizio della chiesa. Fu nunzio pontificio a Vienna e in Germania nel 1535, con l’incarico di convincere i principi protestanti tedeschi a partecipare al concilio. Per i servizi resi venne ricompensato con la nomina a vescovo di Modrus in Croazia e quindi di Capodistria, sedi vescovili povere di risorse economiche. Disilluso da tale trattamento, accettò l’ospitalità di vari principi italiani e del re Francesco I di Francia, per incarico del quale partecipa al colloquio di religione di Worms-Ratisbona (1540-1541). In questo periodo entra in contatto con influenti prelati come i cardinali Gasparo Contarini e Reginaid Pole, che nutrivano la tenace speranza di una graduale riforma della chiesa. Conobbe inoltre personalità di spicco del protestantesimo come Filipppo Melantone, Martin Bucero. Rientrato nella diocesi di Capodistria, vi iniziò una vigorosa riforma dottrinale, morale e disciplinare che gli procurò l’accusa di eresia. Con abili manovre legali riuscì a sfuggire al processo, ma braccato dall’inquisizione, abbandonò l’Italia nel maggio 1549. Dopo brevi soggiorni a Chiavenna, Coira, Poschiavo e Basilea, nel gennaio 1550 Vergerio accettò l’invito della comunità riformata di Vicosoprano di diventarne il pastore. Nei tre anni e pochi mesi trascorsi a Vicosoprano la sua eloquenza, la fama delle prestigiose cariche rivestite e di cui si era volontariamente spogliato per abbracciare la fede evangelica attrassero una quantità di persone dai villaggi vicini e facilitarono l’evangelizzazione della Valtellina e dell’Engadina. Egli mise inoltre la sua vasta cultura e i suoi doni di polemista al servizio del popolo di montanari che lo ospitava. Scrisse non meno di quaranta trattati divulgativi ed opere di controversia, tra cui: Uno brieve et semplice modo per informar li fanciulli nella religione christiana fatto per uso delle chiese di Vicosoprano ed altri luoghi di Valle Bregaglia” (1551) e la ‘Historia di M. Francesco Spiera’ (1551), opera che gli procuro fama europea. Il suo stesso zelo di propaganda religiosa nella zona di Bondo, Soglio, Casaccia e fino a Chiavenna lo portò a voler assumere una posizione di preminenza. Agiva come un vescovo, stabilendo nuovi pastori nelle località evangelizzate, si ingeriva nella vita delle chiese di lingua italiana nei terrori soggetti alle Tre Leghe, provocando l’irritazione non soltanto dei pastori locali ma anche dei dirigenti ecclesiastici, a cominciare dall’influente Gallicius di Coira. Consapevole del suo crescente isolamento, Vergerio non si trattenne più a lungo in questo campo di lavoro che fu certo fecondo, anche se non privo di dolorose esperienze. Nella primavera del 1553, Vergerio accettò l’invito del duca Cristoforo del Wuerttemberg di trasferirsi a Tubinga come consigliere. Intraprese vari viaggi in Germania, Austria e fino in Polonia per pacificare il protestantesimo polacco travagliato dai dissensi suscitati dagli esuli italiani. Né meno intensa fu la sua attività di pubblicista. In collaborazione con l’esule sloveno Primus Trubar organizzò una tipografia ed un istituto per la traduzione, la pubblicazione e la diffusione della Bibbia in sloveno e croato, oltre che di numerosi testi della Riforma, tra cui il Piccolo catechismo di Luterò e il Beneficio di Cristo, il gioiello teologico della Riforma italiana. Vergerio mori il 4 ottobre 1565, all’età di 67 anni. (Emidio Campi, Zurigo)




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