Cerca in VAOL nel web
 
Prima pagina Colico Mandello Lario Occidentale Valchiavenna Morbegno Bassa Valle Sondrio Valmalenco Tirano Aprica Bormio Livigno Bregaglia Poschiavo
CRONACHE ATTUALITA' ECONOMIA POLITICA SPORT CULTURA E SPETTACOLI TUTTO TURISMO FUORI VALLE CINEMA COMUNI
photo gallery video gallery bacheca blog webcam foto del giorno wallpaper sondaggi newsletter link utili Casa.it

Pubblicato il 21.12.2003
 
Letto 3499 volte

Condividi Facebook Twitter Friendfeed


TRADIZIONI NATALIZIE IN BREGAGLIA

Coerenza o...

Vicosoprano, interno chiesa S. Cassiano
Essendo la popolazione della Bregaglia in stragrande maggioranza evangelica-riformata, le tradizioni natalizie, da secoli, sono state influenzate profondamente, come d'altronde tutta la vita sociale e politica, dai principi della Riforma. Il principio informatore di base era (e rimane per i riformati consapevoli della loro vocazione) che la Bibbia è la regola autorevole ultima di tutto ciò che riguarda la fede e la condotta. Questo ha portato la chiesa a modificare o ad eliminare tutte quelle dottrine, tradizioni e cerimonie religiose che non corrispondono esplicitamente a ciò che la Bibbia stabilisce come Parola di Dio, o che non possa essere dedotto dalla pratica degli antichi cristiani. Ciò che riguarda le celebrazioni natalizie è stato soggetto a numerose discussioni. Secondo i principi biblici, era chiaro che dovesse essere eliminata la tradizionale messa di mezzanotte, come pure i presepi, le illuminazioni decorative e gli alberi di Natale. La eliminazione di questi ultimi elementi plastici e simbolici era dovuta alla stretta applicazione del comandamento biblico che proibisce le immagini religiose. Inoltre è ormai assodato che la stessa celebrazione del Natale sia stata introdotta soltanto secoli dopo Cristo, "cristianizzando" quelle tradizioni e celebrazioni pagane che avvenivano intorno al solstizio d'inverno. Il problema era dunque dibattuto: conservare o non conservare il Natale? Mentre alcune chiese riformate lo abolirono, altre, come in Bregaglia, lo conservarono, riducendolo "al minimo indispensabile" educando la popolazione a concentrare piuttosto l'attenzione esclusivamente sulla persona di Cristo e su quanto i vangeli ci dicono sulla sua nascita, e tollerando, così, qualche piccola tradizione popolare. Di fatto, benché il cosiddetto albero di Natale fosse bandito dai locali di culto, insieme ai presepi), esso rimase una tradizione esclusivamente familiare. Presso alcune famiglie della valle che conservano quest'uso, si erige in casa un piccolo albero di Natale solo il 24/12, lo si accende una o due volte, e lo si smonta definitivamente il 26! Una descrizione ottocentesca delle tradizioni natalizie afferma (in bregagliotto): "L'albrin da Nadäl üna volta al gniva pizaa doma in ciäsa priväda e festegiaa in famiglia". Notate, dunque quel "doma in ciäsa" e comprendetene, come ho esposto, il motivo. Si sviluppò, però, nel contempo, la tradizione del canto corale che, in qualche modo contribuiva a conservare ciò che è "romantico" del Natale, come pure le recite scolastiche sul Natale, in cui i bambini sono coinvolti nell'interpretare il messaggio concernente la nascita di Gesù. E oggi? Oggi stiamo assistendo, con la secolarizzazione e al graduale affievolirsi della spinta ideale della fede riformata, ad un'altrettanto graduale reintroduzione delle tradizioni natalizie d'origine cattolica. Rimane il culto solenne con Santa Cena il 25 dicembre, ma gli alberi di Natale (e persino talora i presepi) sono tornati in chiesa, le luminarie per le strade e sulle case, le finestre decorate (di tradizione svizzera-tedesca). La cruda realtà sembra corrispondere all'equazione: meno fede e conoscenza biblica - più cerimonie e formalità, e viceversa (grandi feste a Natale e indifferenza religiosa per tutto il resto dell'anno?). Se pure è vero che v'è chi cerca di giustificare e di "trovare il buono" in ogni cosa, per chi sta a cuore la fede biblica genuina ed intende portare avanti con coerenza i principi della Riforma si assiste impotenti con imbarazzo e fastidio l'attuale ritorno di una cultura estranea e la decadenza ed ipocrisia della cultura contemporanea. I corsi e ricorsi storici molto probabilmente vedranno una nuova generazione che tornerà ad assumere un giusto atteggiamento critico verso la cultura e non mancherà di riformare quanto non è in linea con l'autorità biblica.




  0 commenti    
  Le notizie più lette