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Pubblicato il 06.05.2009
 
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Il festival dei costumi tradizionali

Ieri sono stato ad Albaredo, in quel dei Marocc. Vi si teneva la Prima rassegna dei costumi tradizionali del Morbegnese. Tempo splendido, folla più che sufficiente per essere la prima volta, gruppi entusiasti con i loro costumi, con gli attrezzi tradizionali degli uomini e delle donne, bande civiche in allegra competizione sulla piazza. Qualche libro sulle valli del Bitto, e artigianato spesso di buona qualità, con punte di creatività straordinaria da parte di artigiani che hanno saputo usare sul legno le vecchie maniere e le vecchie tecniche per esprimersi in modo nuovo e libero - ma con lo stesso gusto e il vecchio linguaggio formale. Insomma si è scoperto che anche fra noi, e non solo nella vicina Svizzera, o in altre regioni alpine, sopravvive e potrebbe dare i suoi frutti una cultura locale del lavoro e della vita popolare, caratterizzata da innumerevoli varietà e variazioni, borgo per borgo. Se ci fossimo limitati a guardare le feste popolari che stanno iniziando a rallegrare i sabati e le domeniche di questa primavera, sembrava quasi che ormai un paio di jeans un po' sbrindellati, le scarpe da tennis e le magliette fossero diventati la divisa tipica di tutti i nostri con valligiani, uomini e donne. Una bella scoperta, dunque: questo proposto ad Albaredo è un mondo che esiste ancora, che può essere rivitalizzato andando a cercare nei vecchi armadi e cassettoni di famiglia, che può tornare a essere parte della nostra cultura e del nostro carattere. Non hanno mancato di sottolinearlo anche  le autorità locali intervenute, ben contente dell'affluenza e della buona figura fatta dall'organizzazione.

Si badi bene, non  intendo proporre che i nostri convalligiani circolino ogni giorno in tenuta "storica", con camicie di canapa o di lino filate e tessute a mano, lunghe gonne con la balza a vivi colori, scialletti a fiori. No, ma basterebbe far mente locale a come in Austria nelle giornate di festa gli abiti tendono a ricollegarsi alla tradizione, i tessuti e i colori vengono scelti con un occhio al passato, per capire che anche questo può essere un gioco e un modo per conoscersi e farsi conoscere tra vicini.

Giusta e opportuna, dunque, l'iniziativa, alla quale auguriamo molti anni di crescita e di successo, soprattutto se saprà uscire dall'idea di eccezionale e di parata che si tiene una volta all'anno per entrare, come altre tradizioni, nel bagaglio culturale quotidiano di tutti noi: evoluto ed evolvente, naturalmente, insieme alla nostra cultura. In fondo è anche questo un tassello di quel sentimento del territorio che sta alla base di ogni regione a vocazione ed a cultura turistica: che è cultura e conoscenza di sé, e consapevolezza del proprio ruolo culturale ed anche economico rispetto al visitatore.

L'inizio è buono, e c'è molto spazio per lavorare. Anzitutto per il coordinamento: non è possibile che la chiesa di Albaredo, subito dopo la messa, venga chiusa in una giornata in cui il paese è affollato di turisti. Non è possibile che lo stesso avvenga per il museo del parco delle Orobie, da poco realizzato nello stesso paese. Speriamo che già nel prossimo anno possa trovare attuazione un coordinamento che non sembra proprio impossibile da ottenere.

Al prossimo anno, dunque, con tutti i 25 comuni del Mandamento di Morbegno. E poi avanti...


Foto e testi a cura di Marco Cavallotti.





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