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Pubblicato il 10.03.2009
 
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Il Governo e il rilancio dell'edilizia

Abbiamo evitato fin qui di esprimere valutazioni sul provvedimento 
annunciato dal Governo per il rilancio dell'edilizia, in attesa che 
esso assuma una forma definitiva: fra il proclama del venerdì e la 
legge, se mai verrà varata, ci possono essere molte e grosse differenze.

Tuttavia, di primo acchito trovo che l'idea di incoraggiare 
robustamente la ripresa dell'edilizia sia ottima.

Ma il diavolo sta nei dettagli. Sappiamo tutti che sono numerosissimi 
i comuni dove già oggi è ammesso un incremento fino al 20% della 
cubatura dell'immobile da ristrutturare, in vista degli adeguamenti 
alle norme correnti e della creazione di impianti igienici moderni. 
Bisognerebbe che - visto l'andazzo corrente in molte parti d'Italia - 
l'aumento di cubatura consentito dalle nuove norme non si aggiungesse 
a quel 20% "acquisito", e che le cubature esistenti non venissero 
preventivamente "gonfiate" ad arte con controlli spesso inesistenti: 
ma questi in fondo sono problemi che, più che dalle norme nuove 
ventilate, ci riportano al diffusissimo malcostume 
nell'amministrazione del nostro paese.

Non si capisce, soprattutto, la ragione per cui in Italia, paese 
straordinariamente ricco di un patrimonio immobiliare antico ed 
eccezionalmente bello, si debba privilegiare il nuovo rispetto alla 
ristrutturazione, anche se quest'ultima può richiedere una maggior 
capacità progettuale e tecnologica. Il rinnovo totale con la 
demolizione del vecchio, che ha un senso e una piena giustificazione 
in certe periferie cresciute farraginosamente e senza alcun controllo 
nel dopoguerra, e in alcuni casi anche fino ad oggi, può rappresentare 
un danno enorme per il resto del nostro patrimonio edilizio. Tanto più 
che questa nuova normativa sembra applicarsi in maniera 
indiscriminata, salvi ovviamente i vincoli ambientali ed urbanistici 
esistenti. Perché non si favoriscono con decisione i restauri degli 
edifici vecchi ed antichi - pensate ai borghi semiabbandonati e ai 
centri storici in rovina che riempiono i paesaggi italiani -, 
arrestando così il loro definitivo abbandono e la parallela nuova 
occupazione di territorio libero?

Penso che il rilancio dell'edilizia effettuato indirizzandola verso un 
uso intelligente del territorio e verso la valorizzazione del nostro 
patrimonio storico sarebbe alla fine anche vantaggioso economicamente.

Mi chiedo infine perché non giocare, come è già avvenuto, la carta 
della riduzione dell'Iva al 10% per il nuovo, ed al 5% per le 
ristrutturazioni. È probabile che il risultato combinato fra l'aumento 
delle attività che ne deriverebbe, e la tendenza a evadere meno di 
fronte a imposte meno esose, finisca per non modificare di molto il 
gettito in questo settore tanto importante per l'Italia.

Marco Cavallotti





  6 commenti    
6
E torniamo alle solite istituzioni
Aggiunto il 11.03.2009 da Marco Cavallotti
E torniamo alle solite istituzioni che funzionano spesso male anche a livello locale. Dove la paura di perdere un voto induce tecnici e sindaci a non vedere i pasticci fatti da imprese e impresette, spesso con la complicità dei loro clienti, o magari all'insaputa degli acquirenti finali.
Ma finché sarà così non si andrà lontano e si continuerà a stupirsi del perché altrove le cose vadano meglio.
Concordo con la sig.ra Luisa64: ne ho viste anch'io di incredibili. Non sempre, per fortuna.
Una lettrice mi ha scritto dalla Norvegia che là nessuno accetterebbe di sottostare a tutte le norme e regole che condizionano (o condizionerebbero, condizionale anche qui) i nostri lavori. Si fabbrica come si vuole, presentando il progetto solo al Comune, ed a patto che non si ledano diritti altrui. Ma sta di fatto che le case di campagna norvegesi sono infinitamente più ordinate e architettonicamente "pulite" delle nostre. Altro mondo...
(per la situazione in Norvegia: http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=24498  )

5
Una correzione: 'Il condizionale'
Aggiunto il 11.03.2009 da luisa64

"Le norme sul risparmio energetico impongono comunque materiali e soluzioni di una qualità superiore, anche per le casette autocostruite. "

Le norme sul risparmio energetico imporrebbero....
perchè i comuni preposti al controllo delle documentazioni sono conniventi con i comportamenti fraudolenti...
Come piccolo imprenditore mi scontro tutti i giorni con concorrenti sleali che appoggiandosi sulla complicità delle istituzioni locali, di "tecnici" delle relazioni ottengono permessi di costruire per veri ruderi energetici...
Mesi fa passavo per ..... e vedevo fare un cappotto su un edificio nuovo ancora da vendere/affittare causa le grandi muffe interne generate da un isolamento conforme alle norme?!
Cappotto fatto solo sulla parete incriminata!
Tutte le caldaiette esterne!?
Costerebbe meno anche a me fare così...
Il tutto condito con le finiture di pregio che la gente attira...

Inutile raccontarsi ... se le istituzioni non fanno il loro ruolo di controllo avremo un'edilizia oscena, specie ora con normative regionali in contrasto con le nazionali tanto che non si sa più cosa/chi seguire ...


4
Siamo tutti contro la burocrazia, ma...
Aggiunto il 11.03.2009 da Marco Cavallotti
Quando un piccolo imprenditore si lamenta delle lentezze, della farraginosa congerie di carte, autorizzazioni, dichiarazioni che servono non solo per costruire una casa, ma anche per rifare la cinta dell'orto, non si può che essere d'accordo con lui. Bisogna inventare procedure molto più rapide e più semplici, e un numero di "passaggi" molto più basso. Non si potrebbe pensare ad una sorta di "sportello unico" che raccolga i progetti e che provveda per conto suo a farli circolare per tutti gli uffici competenti? Naturalmente servirebbe un sistema di silenzio assenso: se la risposta non arriva entro un mese il permesso si intende concesso.
Ma poi, se è vero che gli incrementi volumetrici necessari per gli adeguamenti tecnologici ed igienico-sanitari sono già generosamente concessi, è proprio sicuro il nostro imprenditore che tutti si metterebbero a costruire con la concessione di qualche mero cubo in più, dovendo ovviamente rispettare comunque il codice per quanto riguarda distanze, affacci, accessi eccetera?
Rimango dell'idea che molto farebbe l'abbattimento dell'iva, anche sotto il 5% per le ristrutturazioni e i restauri, ed un intelligente snellimento delle pratiche. Senza dimenticare che si fa presto a recare un grande danno alla collettività con una costruzione inadeguata e brutta. Mi chiedo poi come si risolverebbero i problemi connessi alle opere di urbanizzazione.
Intendiamoci, ho già scritto che il buon gusto non si ottiene per legge, ma attraverso la crescita di una cultura che sappia contemperare originalità e individualismo con il senso del limite e del contesto in cui si va a collocarsi. Senza volersi sempre buttare giù, basterebbe guardare oltre confine per vedere che si può vivere benissimo anche diversamente, con comportamenti progettuali e urbanistici differenti. E non si venga a dire, come fece per anni la Sinistra, che una architettura di miglior qualità sarebbe antipopolare, perché imporrebbe qualche spesa in più rispetto alle case ed alle casette stile anni '60. Le norme sul risparmio energetico impongono comunque materiali e soluzioni di una qualità superiore, anche per le casette autocostruite.

3
troppa filosofia, signori!
Aggiunto il 10.03.2009 da piccolo imprenditore
so no un piccolo impresario edile e quando ho saputo dal premir che si potrà ampliare gli immobili del 20% ho tirato un sospiro di sollievo. il patrimonio storico è già abbastanza vincolato, ve lo garantisco. servono stimoli a farci lavorare, a non tenere ferme le maestranze, a far girare l'economia.
si fa presto a dire troviamo sistemi di sviluppo con politiche di tutela: la burocrazia pubblica è una macchina che si muove troppo lentamente. meglio poco e subito.
ecco perchè dico si al 20%.

2
Sottoscrivo
Aggiunto il 10.03.2009 da Marco Cavallotti
Nutro anch'io le medesime preoccupazioni, anche se non credo che si arriverà all'ennesimo condono. E poi, questo governo, pur con una maggioranza assai forte, si distingue ormai regolarmente per il lancio di proposte "forti", per poi rimangiarsele e per arrivare a formulare norme spesso insufficienti: penso ad esempio al grande tema delle pensioni, con l'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne annunciato e subito smentito, per poi riaffiorare ridotto a quasi nulla...
Insomma vedremo. Certo, sarebbe bello che il rilancio dell'edilizia, opportuno e giusto come strumento per sostenere l'economia e le famiglie, fosse gestito ricordando sempre che il patrimonio edilizio esistente e storico è per molte zone il bene più prezioso che posseggono. E che tutto si può fare, purché l'approccio dei progettisti sia sufficientemente colto e tenga conto di tutto ciò che è davvero importante per noi.
Perché non sviluppare questo discorso, con altri interventi?

1
sono d'accordo con lei
Aggiunto il 10.03.2009 da marco t.
gentile marco, leggo sempre con interesse i suoi interventi su questo giornale. sul caso in oggetto, credo che abbia centrato il problema. mi fa piacere poi che a sollevare la questione sia un uomo non di sinistra (come me): ho la netta impressione che con la scusa della crisi, del rilancio delle imprese edili e del loro indotto si voglia far passare una norma che ha il sapore del condono, pur non avendone l'aspetto. è d'accordo?
temo anch'io per i nostri bei centri storici: è vero che i vincoli sono vincoli, ma chi ci garantisce che il "bello comune" sarà tutelato?
con simpatia

marco t.

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