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Pubblicato il 18.02.2009
 
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Le luci inutili


Nei giorni scorsi si è "celebrata" una giornata del risparmio energetico: tutti avrebbero dovuto spegnere le luci nello stesso momento. Se l'invito avesse dovuto essere accolto universalmente in Italia, la somma dei minuti di lavoro persi negli uffici case per dar corso alla cerimonia, fra risatine e battute, sarebbe stata probabilmente assai più costosa in termini di mancata produttività, dell'ammontare del risparmio effettivo. Ma a volte un gesto simbolico vale la spesa, e poi non è il caso di sottilizzare troppo su inviti al risparmio che non fanno male a nessuno. Mica tutti fanno i conti prima di lanciare un'idea sul risparmio.

Ma le luci lassù, sulle coste dei nostri monti, sono rimaste sempre inutilmente accese. Già che ci siamo, perché non guardarci intorno e non puntare ad obiettivi più ambiziosi, a sprechi ben più evidenti e gravosi? Chi nelle nostre valli a sera alza gli occhi verso i monti, scopre che buona parte dei villaggi disabitati per gran parte dell'anno, con le case ormai adibite solo a residenze estive, risplendono di una illuminazione pubblica garantita da nuovi e potenti impianti che rischiarano case, prati, orti e boschetti, con i loro veri padroni, la fauna selvatica che per 11 mesi all'anno se ne appropria. Si tratta per lo più di interventi pianificati a tappeto, senza discernimento e attenzione ai casi singoli, magari con fondi "di tutti e di nessuno" – così si chiamavano una volta i beni pubblici –, dunque spendibili senza troppo pensarci, tanto più che a volte la loro destinazione è obbligata e la rinuncia all'opera non permette di utilizzare i fondi diversamente e non comporta vantaggi alternativi.

Ma questo la dice lunga sul nostro modo di allocare le risorse e di controllare la spesa, la sua opportunità, il rapporto fra costi e benefici. Di fronte al taglio dei fondi, a volte varrebbe la pena di fare un esame di coscienza: comuni, comunità montane, provincia…





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