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Pubblicato il 25.03.2008
 
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Marco Cavallotti: 'C'è muretto e muretto'

Prosegue la rubrica 'Così sì, così no'. Questa volta tocca ai terrazzamenti.

Marco Cavallotti.
Sarà una mia fissazione, ma la questione dei muri in pietra in una valle in cui tutto o quasi è stato costruito con questo materiale rimane sempre e comunque fondamentale: scegliere forme, dimensioni, metodi di posa e colori delle pietre a vista è essenziale tanto quanto la posizione e la forma delle aperture, i materiali scelti per la copertura, i colori, eccetera. Si tratta insomma di uno degli aspetti fondamentali per valutare come una costruzione sa integrarsi e rapportarsi alle cose che già esistono e che hanno fatto la storia del nostro territorio. Ecco perché, non insisterò mai abbastanza, non basta costruire in pietra per essere "dei nostri": bisogna saperla usare e sentirla come i nostri vecchi la sentivano.
Foto 1.
Ma veniamo al dunque. Su un motto solivo della Valchiavenna sorgono i pochi resti di una rocca – la rocca dei Peverelli – circondata da ronchi a terrazze con vigne e campicelli (foto 1). Le terrazze, come tanto spesso avviene nelle nostre valli, sono sostenute da muretti a secco realizzati con i ciottoli recuperati durante i lavori di bonifica del terreno.
Da qualche tempo, tuttavia, una malintesa volontà di "miglioramento" di queste terrazze, che certo richiedono continua manutenzione, ha portato molti proprietari a ricostruirle con opere che, sebbene tecnicamente si possano anche definire in pietra, con i precedenti muretti c'entrano come i cavoli a merenda (foto 3).

Foto 2.
Un po' come se i meravigliosi terrazzamenti della Sassella e dell'Inferno venissero sostituiti da gradonate più alte, magari con strutture di cemento armato rivestite in pietra, in grado di contenere una superficie di terreno più ampia e più piana. Così, accanto ai piccoli appezzamenti di coloro che utilizzando tecniche e manualità simili a quelle di un tempo conservano un ambiente irripetibile e di grande fascino (foto 2 e 4), c'è chi sfoga la sua "creatività" dedicandosi a costose e antiestetiche operazioni, che finiscono per squalificare tutto l'insieme di un poggio un tempo affascinante per la pulizia e per l'ordine di un sistema agricolo davvero unico.
Foto 3.
Foto 4.
Eppure gli esempi positivi, anche vicini, non mancano: valga per tutti lo sforzo compiuto da un imprenditore locale per il recupero delle terrazze di Pianazzola – sopra Chiavenna – alla loro originaria vocazione vinicola – con buoni risultati –, senza per questo modificarne l'aspetto: anzi, salvandole dalla rovina.
Io credo che solo una più attenta valutazione delle opere, che oggi vengono considerate in qualche modo accessorie rispetto alla casa, da parte delle amministrazioni comunali e delle commissioni edilizie potrebbe imprimere una rotta diversa all'edilizia dei prossimi anni. Una valutazione che nasca da una più salda coscienza del valore del territorio come materia prima non inesauribile per la nostra maggiore vocazione: quella turistica.

Foto e testi a cura di Marco Cavallotti.





  5 commenti    
5
appunto... siamo nel 2008
Aggiunto il 01.04.2008 da carletto
sì, siamo nel 2008 e ci stiamo omologando, uniformando sempre più a realtà che non ci appartengono. dov'è finita la nostra identità? non sono assolutamente un muratore, ma nel giardino di casa avevo un muretto un pò diroccato... a poco a poco l'ho sistemato con le mie mani. il risultato mi ha dato molta soddisfazione.
condivido a pieno il discorso sui muretti, non solo salvaguardare, anche trasformare ma adeguandosi al contesto... dice bene anche il commento n.1 certe tette rifatte sono come certi muri inguardabili.

4
Questione di risorse, siamo nel 2008!
Aggiunto il 30.03.2008 da Luca Trussoni
I nostri vecchi avevano a disposizione la pietra e con quella ci costruivano tutto.
Noi abbiamo a disposizione un sacco di altri materiali ma non li possiamo utilizzare per via dell'ignoranza di parecchie persone, che putroppo stanno nel posto sbagliato.
Se i nostri vecchi avessero avuto a disposizione altri materiali li avrebbero sicuramente usati se si fossero rivelati migliori della pietra. Era gente pratica!
Seguiamo quindi il loro esempio e facciamo nostro lo spirito che li animava, non le immagini. Le immagini producono solo le brutture di cui si parla nell'articolo sopra e molte altre.

P.S.
Penso che in tutta la provincia di Sondrio i muratori che sanno ancora costruire muri a secco come una volta si contano sulle dita di una mano...

3
Siamo nel 2008
Aggiunto il 27.03.2008 da Marco Cavallotti
Siamo nel 2008, ricordiamocelo. Non sempre però le cose, come le chiama lei, "innovative", sono davvero delle cose nuove e utili: spesso sono solo delle manifestazioni di inciviltà e, dal punto di vista estetico, delle vere e proprie porcherie.

2
Siamo nel 2008 ricordiamocelo
Aggiunto il 25.03.2008
e se ne ricordino anche quelli che vogliono innovare senza cambiare aggrappandosi alla scusa del diverso dal pre-esistente solo per infastidire chi vorrebbe fare qualcosa di innovativo. Non si può avere una economia sostenibile, chiedere di utilizzare fonti energetiche alternative al petrolio e rinnovabili e poi avere da ridire magari su panneli solari e centrali eoliche, altrimenti tutto ritorna all'età della pietra, non solo i muretti./Stefano

1
w i terrazzamenti di sondrio!
Aggiunto il 25.03.2008 da satira
eh sì... c'è proprio muretto e muretto!
tra i miei preferiti c'è sicuramente quello di alassio.

poi anche i terrazzamenti!
certi sono davvero belli e ti lasciano a bocca aperta.
specie quelli fatti a vista, però quelli rifatti li vedi subito e come dice l'arch. stonano con il resto del paesaggio.

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