Marco Cavallotti
Furti a raffica nelle case
'odiando le etnie invece del delitto, si imbocca una china pericolosa'.

Marco Cavallotti
Leggo di furti a raffica nelle case delle nostre valli e di arresti, quanto mai opportuni e desiderati – basta che poi gli arrestati restino dentro per un po' e non escano l'indomani per tagliare le gomme delle auto dei denuncianti e per far gli sberleffi ai Carabinieri. Ma si sa, questo Paese non è perfetto, e la valutazione che la Magistratura a volte dà di taluni comportamenti è assai diversa da quella che ne diamo noi, gente qualunque, e a volte perfino i tutori dell'ordine. Anzi, certe sentenze "generose" paiono improntate ad uno spirito e ormai desueto, che tendeva a "giustificare" il reato come frutto della povertà. E quando lo svaligiatore della tua casa viaggia in Mercedes, qualche dubbio sulla attualità di queste categorie di giudizio dovrebbe pur coglierci.
Ma leggo anche giudizi un po' affrettati da parte dei lettori, che sembrano denotare una tendenza assai negativa: quella di "odiare" più questa o quella etnia – i cui componenti sono o sarebbero portati fatalmente e congenitamente alla delinquenza – più che le persone in carne ed ossa, che sono davvero colpevoli. È una tendenza vecchia, e in fondo l'odio stesso per gli Ebrei – e non per questo o quello strozzino, non per questo o quell'affarista disonesto – si è sviluppata, fino al suo tragico epilogo, proprio su questa strada. Colpevolizzare un'etnia intera. Una strada che, per giunta, nel nostro caso è tappezzata di approssimazioni e di imprecisioni: i Rom sono Zingari, e non hanno a che fare etnicamente con i Romeni; i Romeni non sono Slavi, come mi è capitato di leggere, ma neolatini, come anche noi. Gli Zingari vengono da molte parti d'Europa, soprattutto dai Balcani, e non certo dalla sola Romania. Sono cittadini Rom con passaporto rilasciato dal loro Paese di origine. D'altra parte, chi tratta la Romania come un paese indegno dell'Europa dovrebbe ricordare che molti nostri nonni sono emigrati proprio là, soprattutto dal Friuli e dal Veneto, alla ricerca di lavoro: insomma, anche in questo casio la vita è un'altalena…
Ma anche sugli Zingari, per molti dei quali non posso esimermi dal chiedermi quali siano i mezzi di sostentamento nel nostro Paese, esiste uno strumento infallibile: per il cittadino straniero – comunitario e non – che non possa dimostrare di godere di sufficienti risorse legali in Italia per viverci, può essere spedito oltreconfine, una volta trascorsi i tre mesi che vengono concessi a ogni turista. E del resto, non basta essere Zingari per essere automaticamente delinquenti, ci mancherebbe.
Ma visto che abbiamo toccato il punto più dolente, vorrei aggiungere che in questo modo – odiando le etnie invece del delitto – si imbocca una china pericolosa: dovremmo saperlo bene tutti noi per esperienza, di fronte all'atteggiamento scioccamente spocchioso adottato da certi campagnoli Bregagliotti – da quelli meno intelligenti – di fronte a noi Italiani della Valtellina e della Valchiavenna. Insomma, tutti noi abbiamo i nostri terroni, e siamo i terroni di qualcun altro. Poco male: basta saper distinguere fra persone per bene e delinquenti, indipendentemente dal fatto che stiano al nord o al sud rispetto a casa nostra.
Marco Cavallotti