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Pubblicato il 20.09.2010
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di Marco Cavallotti » Letto 249 volte
Marco Cavallotti. Sfilano gli Alpini a Bergamo'È difficile trovare un legame altrettanto stretto non solo con le Regioni, ma con il Paese intero'.Sfilano gli Alpini a Bergamo, con il loro passo lento che non si ferma mai e arriva dappertutto. Sono arrivati da tutta Italia: perfino sull'Etna qualcuno è rimasto affascinato dalla concretezza e dalla forza di queste truppe scelte che, una volta messa la penna nera, restano Alpini per tutta la vita. Sfilano gli Alpini e tutto il loro mondo si inchina, li ama e li rispetta, come ormai ben di rado avviene di fronte a militari. È difficile trovare un legame altrettanto stretto non solo con le Regioni un tempo di leva alpina, ma con il Paese intero, che li ha conosciuti nei tragici momenti dei disastri che hanno segnato la nostra storia negli ultimi decenni. Ma certo, sono per lo più piemontesi, lombarde, venete, trentine, bolzanine e friulane le parlate che senti girando per Bergamo, fra le osterie zeppe di gente, sulle strade con le mille penne nere che si accompagnano a mogli, figlie, fidanzate, con i pargoli e le provviste (fiasco compreso) nello zaino, negli accampamenti organizzati con ferrea disciplina e ordine assoluto, imposti anche ai più allegri canterini e bevitori della sera. Mi ricordano le voci dei miei alpini, quando ancora la leva era, appunto, alpina. Ora quegli stessi Alpini sono attempati signori di mezza età, molti saranno certo lì. Qualcuno poi strascica l'accento come gli abitanti dell'Appennino emiliano; qualcuno accenna all'abruzzese tipico del vecchio battaglione l'Aquila - quelli che non facevano quasi mai in tempo a raggiungere casa nelle licenze e nei permessi brevi e dovevano restarsene tristemente in caserma. Ma in complesso, appunto, il nerbo di queste file è composto da una popolazione che ha con il proprio territorio di origine un rapporto di amore e di rispetto comune, al di là delle differenti declinazioni, tipico del mondo alpino. Un rapporto che ha potuto far da base ad iniziative generose rivolte a tutti gli Italiani, e talvolta anche all'estero. Ma un rapporto che li riporta sempre lì, sulle Alpi: un mondo forte e composto, ma geloso delle sua tradizione, delle sue conquiste e delle sue prerogative. Rappresentano, con il loro numero e con la loro organizzazione, una massa compatta che ha sempre fatto gola - ed ha anche sempre fatto paura - alle forze politiche: avere dalla propria parte gli Alpini in certe province significa aver vinto le elezioni; averli contro, vista la massa imponente, potrebbe creare anche qualche preoccupazione, se un bel giorno gli Alpini dovessero abbandonare la "neutralità" politica che è una cosa salutare e sempre proclamata dagli organizzatori, e certo da praticare nelle operazioni di soccorso e di salvataggio; ma alla fine è difficile scindere del tutto questa massa di uomini amati e rispettati, organizzati come Alpini, dalle rivendicazioni che scuotono ormai sempre più fortemente le loro terra e loro stessi, come cittadini. Vedendoli sfilare, numerosi, lenti ma inesorabili, il pensiero non può non venire. Saperne cogliere gli umori, e accettarne i punti di vista - spesso poco comprensibili per chi vive in un'"altra" Italia - è la vera sfida di domani: senza di loro - che oltre ad essere Alpini sono anche il nerbo della popolazione e del lavoro settentrionale - si va poco lontano. Marco Cavallotti |
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