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Pubblicato il 14.04.2010
 
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Panorami di periferia napoletana sulla strada del Lago di Como

'Il caso di Montespluga è anch'esso tanto emblematico quanto quello della rumenta lariana'.

Riceviamo e pubblichiamo la mail di Marco Cavallotti.


Panorama da Montespluga
Sembra incredibile: una valle come la Valchiavenna che dovrebbe affidare gran parte del suo futuro al turismo alpino e culturale, e alle produzioni alimentari locali più qualificate, resta costantemente vittima di errori, di egoismi localisti e di trascuratezze scandalosi proprio in quella che dovrebbe starle più a cuore: la viabilità, condizione indispensabile per garantire l'accessibilità a tante sue località, splendide, che hanno il vantaggio non comune di trovarsi a un tiro di schioppo dall'area metropolitana milanese, e vicinissime al ricco e grande bacino di utenza dell'Europa centrale.

Così, dopo che le polemiche di alcuni mesi or sono sulla 36 ridotta a un ammasso di spazzature sembrava aver imposto una soluzione, ora sul tratto del lago di Como è tornato quel triste panorama da periferia napoletana. Ci risiamo. Dove stanno i controlli? chi deve segnalare i guai e provvedere a rimediarvi? Chi deve rimuovere le porcherie abbandonate da automobilisti non sempre civili?

Ma non c'è solo questo: tutto viene affrontato ogni anno con improvvisazione, con approssimazione, con trasandatezza, con un occhio al portafoglio che non guarda lontano.

Il caso di Montespluga è anch'esso tanto emblematico quanto quello della rumenta lariana: la strada che porta a Madesimo è, ovviamente, tenuta pulita quasi come quella svizzera che porta a St Moritz. Ma si dà il caso che nello stesso comune di Madesimo esista più avanti il nucleo di Montespluga. Un tempo percorsa anche d'inverno, mantenuta da falangi di stradini armati di pala, la strada ora d'inverno si ferma nell'abitato, a pochi chilometri dal passo.

Il problema è che, visto anche il tipo di contratto di appalto che è stato stipulato, la pulizia della strada dipende in maniera quasi esclusiva dalle previsione del tempo... dell'appaltatore il quale, trovando sponda in una Anas che sembra preoccupata solo di evitare problemi, abbassa la sbarra e chiude il passaggio appena il bollettino meteorologico e quello nazionale delle valanghe annuncia un qualche pericolo. Succede così che ci siano giornate splendide in cui non si può salire perché erano state previste possibili valaghe... in val Gardena o all'Abetone; o che gli addetti all'informazione turistica di Madesimo diano informazioni inesatte, provocando viaggi a vuoto con comprensibilissime arrabbiature del turista o, al contrario, lasciando vuoti gli alberghi aperti per aver annunciato strada chiusa mentre era aperta.

Marco Cavallotti.
Qui a Mintespluga infatti si trovano due alberghi. I loro posti-letto - data la scarsità che caratterizza l'offerta del centro di Madesimo, essenzialmente puntata sull'offerta edilizia di seconde case - costituiscono una percentuale non irrilevante dell'offerta complessiva di tutto il comune, e il tipo di servizi e di ambiente che essi offrono difficilmente può essere considerato concorrenziale rispetto al capoluogo: scialpinismo, ciaspolate e alta montagna, senza più alcun impianto di risalita, costituiscono la meta di un numero limitato ma significativo di turisti, ed offrono una interessante alternativa anche per gli adepti della discesa sulle pista di Madesimo. Ma in questa condizioni come lamentarci del fatto che anche gli alberghi di Montespluga, come i suoi locali, stiano rinunciando uno a uno alla stagione invernale?

Tutto deriva da un eccesso di prudenza? In fondo per la messa in sicurezza definitiva di quel tratto di strada i lavori non sarebbero enormi. E poi ci sarebbe da chiedersi come funzionasse qualche anno fa la stessa strada, magari assai meno protetta sui bordi: tolte le giornate di tormenta, l'accesso era garantito, il ritorno a fine giornata o a fine settimana era praticamente certo: la sbarra di chiusura nemmeno esisteva. E pur disponendo di mezzi assai meno potenti di quelli in dotazione oggi, e impegnandosi in un numero assai maggiore di passaggi di frese e pale meccaniche, alla fine della stagione non era necessario procedere alla sostituzione di tutta la segnaletica stradale, abbattuta o maciullata per la malagrazia di tanti operatori.

«Non c'è più lo spirito di una volta», commentava giorni fa un ospite "fisso" del bar - uno dei pochi che a Montespluga vivono per lavoro a tempo pieno. «Una volta per tenere aperta la strada ci si aiutava tutti, gli addetti si facevano in quattro, probabilmente per una cifra minore di quella per cui è appaltato oggi il servizio. Oggi si fa tutto di malagrazia, e i risultati si vedono». Quello che non si vede è il controllo dell'Anas, il suo sforzo reale e concreto per mantenere in vita un pezzo delle nostre Alpi che potrebbe essere ben altrimenti valorizzato.


Marco Cavallotti. 





  2 commenti    
2
Concordo pienamente
Aggiunto il 07.05.2010

Concordo pienamente, per una valle che vive di turismo, non si può tenere chiusa una strada che porta ad un posto così suggestivo, che nel secolo scorso era tenuta aperta con il lavoro di pochi stradini aiutati dagli spazzaneve trainati dai cavalli. Ci sono due alberghi e un ristorante nel paesino che danno lavoro a un certo numero di persone. In quanto alla spazzatura sulla super, concordo pienamente con il commento n. 1. Saluto


1
rifiuti sulla statale 36
Aggiunto il 14.04.2010

Concordo con l'avvilente spettacolo dell'ammasso di spazzatura in tutte le piazzole di sosta della 36, evidentemente utilizzate dai turisti che rientrano a casa come discarica. Penso che non sarebbe difficile installare delle videocamre nelle piazzole con cui identificare i responsabili e provvedere a comminare multe opportunamente salate. Potrebbe così essere raccolto il costo della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Peraltro l'ANAS dovrebbe essere ritenuta responsabile anche di questa omissione (oltre a tutte le altre incurie di cui si caratterizza)


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