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Pubblicato il 24.10.2007
 
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Marco Cavallotti: SS36, periodicamente la discussione ritorna.

Il giornalista di legnostorto.com ci ha inviato questo interessante articolo.

Periodicamente la discussione ritorna in occasione degli incidenti che funestano la nuova 36, anche in corrispondenza del suo tratto più moderno, quello che passa sotto Lecco. E puntualmente compare la solita soluzione - la più semplice, la più economica e anche, consentitemelo, la più scioccamente insensibile alle esigenze della circolazione e del traffico moderno: abbassiamo il limite di velocità. Soluzione politicamente corretta, verde e semplice fin che si vuole, se non ci fosse una montagna di problemi irrisolti e di vergognose trascuratezze a monte. È facile risolvere i problemi della sicurezza in una strada piena di avvallamenti causati dai camion, mettendo un cartello che li segnala e riducendo la velocità massima a 50 Km/h. Il cartello drammatizzante e spesso esagerato resterà lì per anni e anni - visto che è più semplice mettere il cartello che ripristinare il piano rotabile; noi ci faremo l'abitudine e adotteremo il comportamento che l'esperienza e la conoscenza della strada ci consigliano, fregandocene del cartello provvisorio ma semidefinitivo. Tanto più che per prendere sul serio una segnaletica variabile sempre fuori uso, un sistema di lunghe gallerie nere e buie come il ventre di una balena e con i catarifrangenti luridi, mai puliti dal giorno della loro posa, bisognerebbe essere indovini, più che guidatori rispettosi delle indicazioni. Insomma certi limiti servono più per salvare l'anima dei responsabili della gestione fallimentare della nostra rete stradale, che per rendere più razionale e ordinato il traffico.

E drammatizzare le indicazioni, imporre il passo d'uomo dove manifestamente non ce n'è alcuna necessità, significa solo coprire dell'aura dell'inattendibilità tutto il sistema di comunicazione - che dovrebbe essere basato sulla fiducia reciproca - fra automobilista e gestore della strada. Tanto più che, in totale spregio delle indicazioni e dei limiti, gli autotreni sorpassano e si sorpassano comunque dappertutto lungo la 36 - tratto sotto Lecco compreso, con i suoi numerosi punti di uscita e di immissione; e che il ragionevole limite di 100 Km/h viene ampiamente superato da irresponsabili che ben di rado vengono bloccati dalle scarsissime pattuglie.

Ma sulla 36 le perle e le stranezze non si contano: come il ponte di ferro che attraversa un torrente nell'immediata prossimità del santuario di Gallivaggio. Si tratta di uno storico ponte, progettato per carichi nemmeno lontanamente paragonabili a quelli a cui lo sottopone un camion a quattro assi carico di pietra da cava. Ho segnalato a suo tempo il grave pericolo a cui si esponeva chi attraversava il ponte con quei sovraccarichi, e chi gli transitava vicino, con una lettera raccomandata all'Anas e per conoscenza alla magistratura di Sondrio. Con il solito ritardo di due anni ecco comparire un cartello che limita il peso dei mezzi che  possono transitare sul ponte a sole 20 t. Benissimo. Peccato che per i pesanti mezzi da cantiere e da cava rimane la possibilità di transitare... immediatamente prima ed immediatamente dopo il ponte. Forse quelli dell'Anas pensano che i trasporti vengano effettuati scaricando il camion subito prima del ponte, suddividendo il carico su vari furgoni, e poi ritrasferendolo sul camion. O forse hanno inventato i camion volanti.


Marco Cavallotti

http://www.legnostorto.com/





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