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Pubblicato il 29.01.2009
 
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Palazzi progettati come soprammobili

Ci sono grandi studi internazionali di architettura che progettano i loro palazzi come se fossero dei soprammobili. Loro li disegnano in ogni dettaglio standosene a casa, e poi tu trovi il posto dove piazzarli: la credenza, il tavolino, il davanzale della finestra... Sarà il compratore a decidere qual è il loro posto migliore, dove facciano miglior vedere e diano all'ambiente quel "di più" di eleganza e di raffinatezza. Basta avere lo spazio dove sistemarli, e il gioco è fatto. Se questo giochino (dal punto di vista economico un giocone, a dire il vero) è ormai diffuso fra i grandi progettisti internazionali, dirà qualcuno, perché stupirsi se anche in piccolo, per ville, villette e villotte, si usa la stessa tecnica? Si prende un paio di riviste di "architettura alpina", si guarda un paio di foto pubblicitarie per balconi tirolesi in legno, abbaini e verande, e poi via alla ricerca del lotto edificabile. Se poi quest'ultimo è il solito prato del fondovalle strappato al maggese o al granturco, otterremo in pochi mesi una lottizzazione con una collezione antologica di bellurie preconfezionate, nate dalla scarsa o mal riposta fantasia dei progettisti e dai desideri assai omologati delle future padrone di casa. Se invece l'ambientazione è più caratterizzata - un vecchio borgo, una costa coltivata a vigna, una balza con prati, o addirittura un alpeggio -... beh, peggio per loro, e largo al "nuovo". Dove per "nuovo" si intende appunto quella raccolta di "eleganze" - la colonnina di granito, la finestra strombata alla grigionese, l'archetto che fa tanto "vecchia Valtellina nobiliare", eccetera -, quella raccolta che vediamo fiorire in ogni cantone delle nostre valli. Intendiamoci, non siamo per l'architettura "in stile" - che oltre a tutto richiederebbe una codificazione intelligente degli stilemi tipici delle nostre case, che non sono né grigioni, né lariane, né genericamente "alpine" -, né per l'altrettanto ingenua, e forse ancor più dannosa, idea di dar spazio ad ogni forma di modernismo, basata sul principio che ogni epoca ha il diritto di esprimersi a suo modo. Soprattutto se il "modo" non sa unire ad un linguaggio creativo e moderno il necessario senso della continuità con la storia del territorio. L'obiezione corrente nelle nostre valli, a questo punto, è sempre la stessa: sono "sul mio" e quindi decido io come costruire. Già. Solo che non costruiamo nel deserto, ed ogni nostro gesto ha conseguenze per tutta la collettività.





  4 commenti    
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Per feRmo (e quelli come lui)
Aggiunto il 16.02.2009 da Marco Cavallotti
Caro feRmo, lasci intanto che le scriva che fa piacere leggere un discorso di buon senso e anche meditato come il suo, intorno alle ragioni e ai criteri per una progettazione non devastante in un ambiente delicato come il nostro. Sono praticamente d'accordo su tutto, salvo su una cosa: sul fatto che la croce di tante brutture sia gettata solo sulle spalle dei geometri. I quali hanno certo un'infinità di responsabilità, ma in generale, rispetto a tanti architetti e ingegneri di mia conoscenza, per lo meno non tentano di "volare troppo alto": sono a volte proprio i "pezzi di grande architettura" orecchiati e malamente ripresi altrove a colpire spesso con maggior forza l'occhio del visitatore. Non mi faccia fare esempi…
E poi ci sono altri colpevoli, che spesso rimangono nell'ombra per ignavia o quietovivere: in fondo anche i fabbricatori abusivi sono elettori… Provi a immaginare come andrebbe meglio se le cubature indicate per i ruderi esistenti e da demolire o ristrutturare fossero davvero quelle vere, se gli incrementi volumetrici e gli sviluppi in pianta fossero davvero quelli consentiti, se le altezze massime fossero davvero fatte rispettare con serietà e in maniera imparziale. Insomma, molte delle colpe dell'attuale disastro vanno anche alle amministrazioni locali e ai tecnici comunali, che ben di rado intervengono, pur in presenza di evidenti e chiarissime violazioni, a meno che altri cittadini non protestino e non denuncino. Ma lei sa bene quanto sia simpatico trovarsi poi con un vicino che ritiene di essere stato oggetto di un'odiosa "spiata" a suo "danno"… Insomma, sindaci più coraggiosi e consapevoli del proprio compito, e tecnici comunali più seri, attivi e a volte anche onesti e meno imbrigliati da conflitti di interesse potrebbero migliorare di molto il mondo che ci circonda.
Ma per questo, come dice lei, più che cambiare le leggi, e perfino più che cambiare gli Istituti tecnici e le Facoltà di architettura, di urbanistica e di ingegneria, occorrerebbe che si accelerasse quel processo, che pure è già in atto, di presa di coscienza del valore del nostro territorio, e del fatto che esso è il più importante patrimonio sul quale costruire il nostro futuro e la nostra ricchezza. È una diversa cultura, che lei e tutti i giovani come lei debbono contribuire a far crescere e a diffondere.

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Piccola riflessione
Aggiunto il 15.02.2009 da feRmo
Prendo spunto da questo interessantissimo articolo del sig.Cavallotti per fare qualche piccola riflessione sulle sue parole.
Premetto che mi trovo d'accordo con le sue parole...da giovane studente di Architettura tutti questi ragionamenti li avevo già fatti...sarà anche il fatto che proprio la facoltà di architettura porta una persona a guardarsi intorno, analizzare il prorio territorio, sviluppare lo spirito critico proprio di un architetto, che riesce a vedere cose che gli altri non vedono, o non vogliono vedere e rendersi conto.
Devo però fare una precisazione: i grandi studi internazionali, capitanati dalle cosiddette "Archistar", non fanno architettura. O meglio, credono di farla. E siccome sono i più sponsorizzati dai media a livello mondiale la percezione dell'architettura che ne scaturisce, per i non architetti, o meglio per la gente comune, è di infima qualità. La gente cioè crede che la loro sia la sola architettura, sia l'ARCHITETTURA del giorno d'oggi. Mai pensiero fù più funesto. Questo porta svariati architetti, ma anche geometri se vogliamo, ad una imitazione (per lo più scadente e di infima qualità, in quanto la semplice imitazione, senza conoscere il ragionamento alla base, porta quasi sempre a risultati squallidi) di certi edifici o elementi delle archistar. Aggiungiamo poi il fatto che questi architetti o geometri trapiantano queste brutture nel nostro territorio, ed il gioco è fatto.
Il territorio sarà inquinato per sempre, mentre lo studio godrà di ottima fama per il bel risultato all'avanguardia ottenuto.
Lei aggiunge che il livello medio dei progetti che vede realizzati in valle sia davvero modesto, con giusta ragione aggiungerei io. Ma non è solo colpa degli architetti....UNa buona parte delle brutture derivano anche dai geometri (non me ne vogliano a male).
Sono loro infatto che, dagli anni '60 ad oggi, progettando la gran parte degli edifici residenziali del fondovalle e dei versanti hanno prodotto la percezione del territorio che io, lei e quanti la pensano come noi, critichiamo ed aberriamo.
Una volta, almeno fino a metà 800, che cosa distingueva l'architettura alpina tradizionale da quella di una grande città della pianura padana o della campagna brianzola? La distinzione fondamentale sta nelle premesse, nelle esigenze della popolazione, che sono alla base del costruire. Quindi da noi servivano case molto vicine per disperdere meno calore possibile, con fienili in legno sopra o di fianco all'abitazione. In pianura invece
il tipo della cascina o della casa a ballatoio era il più utilizzato. Quindi le ESIGENZE funzionali di chi costruiva producevano risultati differenti a seconda del territorio, proprio per l'intimo legame col territorio che queste avevano. Oggigiorno qualcuno mi spiega, a livello estetico, tipologico, che cosa distingue un condominio o una villetta di un nostro paese da una situata nella periferia di una grande città italiana? La risposta è semplice: non vi è nessuna differenza. Non basta qualche inserto di pietra o un pò di legno di rivestimento in facciata per fare una "casa di montagna". Oggi non vi è più nessun legame tra l'abitazione ed il territorio, il contesto di riferimento. Altro motivo di tante brutture. Non sto dicendo che bisognerebbe ritornare a costruire come 150 anni fa; il mio era un tentativo personale di darmi una spiegazione razionale. Certo che le tecnologie informatiche non hanno dato un buon aiuto: se prima un edificio veniva progetto in una settimana, ora, con il computer, bastano anche 2/3 giorni. La differenze è che il pc la progettazione da proceso ragionato si è trasformato in semplice processo meccanico-burocratico, perdendo anche il minimo ragionamento che prima poteva esserci.
Se poi a tutti questi ragionamenti si aggiunge il fatto che i comuni utilizzino in modo fin troppo virtuoso e libero lo strumento del Piano Regolatore, rendendo edificabili un sacco di zone anche di grande valore storico-paesistico, il gioco è fatto, l'ambiente è imbruttito per sempre.
Non bisogna fare regole nuove per costruire, bisogna semplicemente cambiarle, ragionando in favore di una visione diferente del territorio, che deve essere visto non come un ente da sfruttare a piacimento, ma come qualcosa di finito, di fragile, da toccare il meno possibile, e se proprio bisogna farlo, di moficarlo in modo minimo ed intelligente.
Se qualche geometra si è sentito toccato o offeso dalle mie parole me ne scuso, non era assolutamente mia intenzione offendere. Ritengo che i geometri siano ottimi tecnici; fategli dirigere cantieri, occuparsi di burocrazia, di rapporti con i comuni, capaci di ottimi rilievi e di opere edilizie monori ma per favore, proibitegli di costruire abitazioni, sennò tra cent'anni saremmo sempre al punto di partenza ( ma ripeto, non è soltanto colpa loro.....)

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Vero anche questo...
Aggiunto il 06.02.2009 da Marco Cavallotti
Vero anche questo.Una bruttura purtroppo non esclude l'altra. C'è davvero da chiedersi quale sia la cultura che sta dietro a simili prodezze progettuali. Il livello medio dei progetti che i vedono realizzati nelle nostre valli è davvero modesto. Perché non dare avvio ad una rassegna di quelli riusciti? Questo lo chiedo alla Direzione di Vaol: una simile rassegna, aggiornata dai lettori e commentata da chi è interessato non sarebbe nemmeno tanto lunga...

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per non parlare degli interni
Aggiunto il 30.01.2009 da casati mazzanti viendalmare
Caro Marco, sono daccordo con te circa la "collezione antologica di bellurie preconfezionate" (ma dove le trovi?)
E' vero.. talvolta i progettisti o anche direttamente gli stessi proprietari traggono comode "ispirazioni" dalle riviste specializzate. Ho però l'impressione che sia il male minore.
Che mi dici di una bella casetta di colore blu, che fa tanto Messico, all'interno di un frutteto? O di un "palaz" di 4, 5 piani (con parapetti in cemento ai lati dei balconi) ai margini di un bosco, per non dire all'interno di un borgo rurale? Senza parlare poi delle opere (strade, piazze, illuminazioni) commissionate dai comuni.
Tra l'altro, ho maturato la convinzione che, per taluni progettisti, la finestra "strombata" alla grigionese sia solo una finestra fatta male.

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