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Pubblicato il 18.06.2011 - ore 15:37
 
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Pontida: Ce la farà la Lega?

'Domenica a Pontida la Lega fa il punto. E forse per l'ultima volta lo fa Bossi'.

Marco Cavallotti
Domenica a Pontida la Lega fa il punto. E forse per l'ultima volta lo fa Bossi: sembra che gli altri dello Stato maggiore saranno costretti al silenzio, dopo che per una settimana si erano sentiti commenti discordanti, e vari mugugni. L'aria che tira su tutta la maggioranza è di ripensamento, e penso che lo stesso Senatur desideri segnare questo passaggio con un discorso importante. Ma importante per il popolo padano, e per tutti noi? In fondo la Lega, al livello del Nord Italia, pesa eccome: e dunque pesa molto per il futuro dell'intero Paese. E proprio la sua capacità di influenzare fortemente le scelte politiche in alcune regioni–chiave concentrate al Nord può esercitare influenza ed effetti rilevanti per tutti.

La situazione generale è pesante, sull'economia e sulla finanza italiana cominciano a calare gli avvoltoi della speculazione: la pratica delle vecchie regole consociative, del vecchio welfare, dello Stato inceppato e sprecone, dei "diritti" senza doveri e senza spesa è ormai impossibile e suicida, mentre la concorrenza internazionale ci sta marginalizzando. Ma sembra che la Lega non abbia ancora deciso che cosa fare da grande: esaltare il suo aspetto populista e "di sinistra", con rivendicazioni in fondo analoghe a quelle della base sindacale, quella che non ha ancora compreso che i tempi sono cambiati e che bisogna ingegnarsi e sforzarsi per restare a galla; o quella che vorrebbe accompagnare la parte più ricca e più evoluta del Paese, sostenendone le esigenze infrastrutturali, di modernità, di crescita libera nell'ambito un progetto di trasformazione che tenga conto delle tradizioni e della cultura delle popolazioni protagoniste, certo, ma che proprio per questo ne sappia anche valorizzarne la tradizionale concretezza, flessibilità, capacità di lotta? Le due ipotesi, ormai, sono difficili da tenere insieme.

Possiamo far fremere le piazze con minacce rodomontesche allo straniero invasore, possiamo commuoverle con le acque del Monviso e galvanizzarle con l'esaltazione del localismo. Ma tutto questo non basta, e in fondo rischia di deviare su aspetti irrilevanti o coreografici le energie e le proteste di cui in parte la Lega è ancora la vera interprete. In realtà la questione centrale è ben altra, e assai più vitale. Non possiamo più permetterci di mantenere un sistema di amministrazioni locali barocco, inefficiente e ipertrofico, con sprechi intollerabili e senza alcun vantaggio per la democrazia e la partecipazione; di viaggiare su strade e ferrovie perennemente dissestate e adeguate ai volumi di traffico di mezzo secolo fa; non possiamo più auspicare la modernizzazione della nostra economia e battagliare per non pagar multe dovute e per conservare tratti e spunti di arretratezza culturale che alcuni confondono con stigmate di un glorioso passato. La Lega così perderebbe molti voti? Può darsi, ma così guadagnerebbe i moltissimi di coloro che il Pdl sta alienandosi per il suo tentativo – ormai disperato – di parlare in nome dell'intero Paese: così non sa più che cosa dire e che cosa proporre, costretto a una sorta di immobilismo "neutrale": una impossibile ricerca della botte piena e della moglie ubriaca.

Il fatto che la Lega concentri i suoi voti in un territorio abbastanza omogeneo e relativamente ristretto può costituire una grande occasione: può aprire la strada ad una nuova linea politica da perseguire con chi ci sta. Sarà capace di farlo? Bossi forse sarebbe in grado di comprenderlo… ma temo che anche questa sarà un'occasione perduta, e che la cagnara che si solleverà nel "prato fatale" di Pontida sarà tutta un abbaiare alla luna.


Marco Cavallotti,

Concesso a Vaol.it e pubblicato su Il Legno Storto





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