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Pubblicato il 27.09.2011 - ore 18:33
 
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Attilio Scotti: 'Falce e carrrello, quando leggere è considerato reato'

'La recente sentenza mi ricorda il film del regista francese, François Truffaut, Fahrenheit 451. Ecco perché'.

La guerra tra due colossi della distribuzione alimentare italiana - COOP ed ESSELUNGA - si colora a mio avviso di illiberalità’ e bavaglio alla libertà di leggere. Tutto nasce dalla pubblicazione, tre anni fa di un libro, a firma di Bernardo Caprotti patron diEsselunga, dal titolo “Falce e carrrello” ( 500 mila copie vendute) nel quale denunciava alcune presunte irregolarità da parte della Coop per contrastare aperture di nuovi supermercati Esselunga in zone e regioni controllate dalle Coop stesse.


Di fronte alla denuncia della Coop che definiva il contenuto del libro "concorrenza sleale", il Tribunale di Milano ha dato ragione alla Coop accogliendo il ricorso della stessa, ordinando il ritiro del libro da ogni punto di vendita.

Dal mio punto di vista, praticamente, mandarlo al rogo.


Attilio Scotti
Non entro nel merito della sentenza, ma per come la vedo far ritirare i libri non è indice di libertà. Io credo che da un libro, anche dal più scorretto, ci si possa difendere contrapponendo altre tesi e altri punti di vista. Pqe questo vedo in tale atto - questo del libro mandato al rogo - una illiberalità senza pari e mi fa rimembrare il famoso film Fahrenheit 451 (* la temperatura di combustione della carta) nel quale il regista francese, François Truffaut, raccontava che leggere libri è un reato e gli stessi dovessero essere mandati al rogo. Sono anche sempre più convinto che le grandi multinazionali dell’alimentazione stiano uccidendo le nostre papille e stiano facendo di tutto per unificarle, in modo che saranno loro a decidere cosa dobbiamo mangiare, come e quando. E andremo dritti dritti verso una nuova dittatura che si instaurerà non più con i cannoni, ma con l’appiattimento del gusto.


Attilio Scotti





  1 commenti    
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Mi chiedo dove sono...
Aggiunto il 29.09.2011 da Gianluca Mariani
Mi chiedo dove sono in questa occasione i difensori della libertà di stampa, quelli che urlando si stracciano le vesti per giustificare la pubblicazione e pubblicizzazione di qualunque notizia, di qualunque genere, pubblica e privata, in qualunque modo ottenuta, dicendo che "i cittadini hanno il diritto di sapere".

Non sarà che questa "libertà di stampa" per questi personaggi va difesa solo quando si muove in alcune direzioni?

Anch'io pensavo che le migliori penne della nostra stampa nazionale, i commentatori più assidui e in voga della televisioni, i più integerrimi difensori dei diritti costituzionali dei cittadini, avrebbero protestato, manifestato, fatto girotondi e sit-in, campagne di sensibilizzazione, minacciato di andare via dall'Italia e invece silenzio di tomba!!! Questo libro si può anche non leggere, si può mandare al macero, ne può essere vietata la ristamapa in futuro.

Soprattutto perchè, da sprovveduto, mi chiedo: ma se in un libro sono elencate menzogne e falsità, un tribunale ne condanna autore e casa editrice per concorrenza sleale oppure per calunnia o diffamazione???

Mi piacerebbe sapere che ne pensano i nostri "difensori della libertà di stampa". Sempre che nel frattempo si siano svegliati.

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