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Pubblicato il 14.11.2011
 
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La rivoluzione della lattuga

Si può riscrivere l'economia del cibo?

Nel mondo ci sono 800 milioni di contadini urbani che coltivano tra il 15 ed il 20% del cibo consumato, sono concentrati soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ma sono sempre di più i giovani e le famiglie che nel ricco nord vogliono riconquistare gli spazi della città e soprattutto ripensare il rapporto con quello che mangiano. Accanto a questo esercito armato di zappe e che fa rivivere aree dismesse, si dedica all’orto e realizza fattorie sui tetti, cresce il numero delle persone che acquistano diversamente affollando i mercati a filiera corta entrando a far parte di un gruppo di acquisto e sottoscrivendo servizi di vendita diretta. Oggi il mercato del cibo, dalla commercializzazione delle sementi alla distribuzione dei commestibili è in mano a poche e potenti multinazionali e grandi catene di supermercati, un sistema globalizzato che ha tagliato il prezzo di quello che mettiamo nel piatto: ma a quale costo? Nei paesi avanzati si ammala di cibo e si sprecano tonnellate di alimenti, mentre nei paesi poveri quasi un miliardo di persone continua a morire di fame.

Dagli “orti senza petrolio” dell’Avana, a quelli creativi di Nairobi, le fattorie sociali di Detroit, i tetti coltivati di New York e di Milano, le ex parcelle abusive di Torino, alle aiuole improvvisate di Todmordem in Gran Bretagna, siamo di fronte a come le città del mondo stanno reagendo alla passione di tanti che sono intenzionati a ritrovare il legame con la terra, strappandola al cemento. Pionieri di certo ma Uomini che combattono le “ multinazionali del non gusto” con coraggio e dignità.

Vi invito a leggere il volume “La rivoluzione della lattuga“ a cura della collega Franca Roiatti che si pone tante domande ed alle quali cerca di dare una risposta passando dagli orti delle città, alle fattorie sui tetti ai gruppi di acquisti in Italia ed all’estero /Egea Editore.

Attilio Scotti





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