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Pubblicato il 11.01.2011
 
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Una nonna e le uova alla diossina

Ho la fortuna di conoscere una stupenda vegliarda di novantaquattro anni, nonna di un caro amico: serena, in gamba, vive ancora da sola in una grande cascina del Monferrato
e da sola sbriga tutte le incombenze del vivere quotidiano e ogni mattina, a piedi, va al negozietto del paese. Gli è stato regalato un cellulare, di quelli semplici, risponde solo alle
chiamate, non vuole saperne di usarlo , forse questi aggeggi moderni non fanno per lei, lei che ogni giorno accende il camino e si fa da mangiare da sola.


In Germania è scoppiata la tragedia della alimentazione di polli e maiali alimentati con mangimi alla “diossina” e non si conosce ancora la dimensione di questo disastro: si sa
solo che oltre cinquemila aziende hanno dovuto abbattere tutti i capi, mentre è acclarato che molte di queste uova e di queste carni inquinate siano state esportate in Olanda e
Gran Bretagna e sembra anche arrivate anche in Italia - ma poche uova, anzi pochissime, aggiunge il Ministro della Salute on. Fazio – ( sembra quasi una barzelletta
o come il dire di quel genitore che di fronte alla notizia che la figlia era incinta diceva ; “ ma poco, solo un pochino”.)


I quotidiani di oggi dicono di non aver paura e che è stato trovato un metodo infallibile per controllare le uova prima di mangiarle: basta una applicazione gratuita per
“smartphone Barcoo” che decifra velocemente il codice dello stabilimento di provenienza (“ questo sistema già molto popolare - racconta Der Spiegel - ), e funziona cosi’: basta
inserire nel programma il codice dell’uovo e del produttore che si trova stampato su ogni guscio e , gratuitamente, senza scatto alla risposta, si conosce se è contaminato o meno.
Andate a raccontarlo alla novantaquattrenne che vive sulle colline del Monferrato, ma state attenti, potrebbe rincorrervi con il forcone, e avrebbe tutta la mia solidarietà.
Attilio Scotti





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