Cerca in VAOL nel web
 
Prima pagina Colico Mandello Lario Occidentale Valchiavenna Morbegno Bassa Valle Sondrio Valmalenco Tirano Aprica Bormio Livigno Bregaglia Poschiavo
CRONACHE ATTUALITA' ECONOMIA POLITICA SPORT CULTURA E SPETTACOLI TUTTO TURISMO FUORI VALLE CINEMA COMUNI
photo gallery video gallery bacheca blog webcam foto del giorno wallpaper sondaggi newsletter link utili Casa.it

Pubblicato il 21.03.2010
 
Letto 422 volte

Condividi Facebook Twitter Friendfeed


Il Festival di Bergamo gode di ottima salute

Il Festival di Bergamo gode di ottima salute, con un Teatro Donizetti sold-out già da un paio di settimane ed una programmazione stuzzicante e originale. Ho scelto la prima serata per due ottimi motivi: una certezza, il leggendario Jamal, ed una produzione originale del festival, il duo Richard Galliano/John Surman.  Nonostante una sola giornata di prove il duo franco-inglese ha dato vista ad un set equilibrato e piacevole. Alternanza di composizioni, dall'iniziale Aurore alla finale Crepuscule di Galliano ma nel mezzo molti brani di Surman tra cui La calada e Hymn, pescati nei rispettivi repertori ed adattati alle esigenze del duo. Classe a profusione e assoli intriganti, ma personalmente non ho visto quagliare qualcosa in più di una onesta disponibilità reciproca: l'impronta principale mi è parsa quella del fisarmonicista, con un Surman più gregario che leader. Insomma, quella luce che pervade organici strumentali identici, Galliano/Portal o i nostrani Biondini/Girotto, non si è accesa ieri sera, anche se mi rendo conto che è difficile fare simili paragoni, e probabilmente non è nemmeno corretto.

La magia che caratterizza i concerti di Ahmad Jamal si è esplicata anche ieri sera: qualsiasi gruppo che suoni prima o dopo il suo viene rapidamente fatto dimenticare dal set del formidabile pianista. L'ennesima prova straripante con una sezione ritmica elastica e coesa e quello stile pianistico unico e inimitabile, fatto di stop and go, di pianissimi che interrompono improvvisamente dei fortissimi, di grande sapienza armonica e di meraviglioso gusto per la melodia, stravolta e rivoltata con facilità e nonchalance. Spalle al pubblico ed in parte anche ai suoi musicisti, Jamal è maestro senza allievi, profeta senza seguaci, inimitabile e inimitato. Dirige il suo gruppo quasi fosse un orchestra, stabilendo tempi e modi degli assoli, tutti rigorosamente entro le coordinate del brano e sempre con l'accompagnamento degli altri musicisti. Uno spettacolo che per l'ennesima volta mi sono goduto, con divertimento e con l'impossibilità di tenere fermi i piedi per l'enorme quantità di swing riversata dal gruppo. Formidabile.




ll mio week-end jazzistico si conclude con il trio di Guido Manusardi che inaugura la nuova sala del teatro della Società Operaia di Chiavenna dopo ben 23 anni di chiusura. Una disponibilità, quella dei musicisti, veramente squisita e di totale servizio verso il recupero di uno spazio culturale a favore della comunità chiavennasca, tanto da rinunciare al compenso della serata. Il concerto si è sviluppato sul filo dei ricordi di Manusardi: dalla scoperta appena ragazzino di quella strana e irresistibile musica che proveniva dal di là dell'oceano grazie a In The Mood di Glenn Miller ascoltata alla radio, fino allo scelta di studiare il pianoforte e quelle meravigliose composizioni di Gershwin, Berlin, Rodgers, Hart, Porter, che nel primo dopoguerra infiammavano il cuore di qualsiasi persona dotata di sensibilità musicale. La carriera musicale di Guido è ben nota, cosi' come le sue peregrinazioni in vari paesi d'Europa anche oltre quella che allora era una cortina di ferro che divideva il mondo occidentale dai paesi di area comunista. Anche lo stile di Manusardi è ben conosciuto: ottimo armonizzatore e sempre attento alle matrici popolari, il suo valore ed il suo nome sono apprezzati in tutto il mondo e tra gli appassionati di ogni nazionalità. Il concerto alla Società Operaia si è sviluppato su binari consueti, con splendidi ed emozionanti momenti in solo ( Summertime, Yesterday, Misty) e notissimi standards ben eseguiti dal gruppo che vedeva un intrigante Alberto Viganò alla chitarra basso e Mimmo Tripodi alla batteria. Quasi due ore di ottima musica mainstream con intercalari tra un brano e l'altro in cui Manusardi, poco dotato da un punto di vista diplomatico ma assolutamente nel giusto nella sostanza, si è scagliato ora contro la pessima musica di consumo trasmessa dai media, ora contro il festival di Sanremo, sempiterno e luciferino nella sua essenza costruita sulla mancanza di cultura musicale di massa.  


A cura di Roberto dell'Ava





  0 commenti    
  Le notizie più lette