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Pubblicato il 04.11.2010
 
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Roberto dell'Ava
Quartet West al Manzoni

A Milano, unica tappa italiana della tournèe europea.

Il prossimo anno ricorrerà il venticinquennale di questa formazione, che originariamente vedeva il grande Billy Higgins alla batteria e che invece, a Milano, unica tappa italiana della tournèe europea, presentava il bravo e giovane Rodney Green. Il tempo sembra non passare per il settantatreenne bassista del Missouri, apparso in buona forma e alla testa di un rodato e collaudatissimo quartetto. Le ottime doti di armonizzatore del pianista neo-zelandese Alan Broadbent sono state ammirate in particolare nella versione del capolavoro colemaniano Lonely Woman, mentre Ernie Watts ha avuto diversi spazi per mostrare il perfetto controllo del tenore e la propria sonorità post-coltraniana, sinuosa e leggermente acidula. I temi scelti comprendevano classici, il ricordato Lonely Woman e un paio di brani di Charlie Parker, spaziando anche nel repertorio di Haden, tra cui la sempre bellissima First Song. Un concerto rilassato e swingante, in cui era lecito attendersi niente di più di quello che i musicisti hanno suonato: del buon jazz, proposto con sapienza, ricco di sfumature e di belle melodie. Da sempre il Quartet West si è ritagliato uno spazio diverso e più defilato all'interno del ventaglio progettuale di Haden: lontano dall'impegno militante e dalle atmosfere tese della Liberation Music Orchestra cosi' come dai progetti più estemporanei, il gruppo ha però una sua personalità precisa e ben definita, basata sul recupero di belle melodie del passato innervate da nuovi arrangiamenti e da un indubbio altissimo tasso di classe.  .  



Roberto dell'Ava





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