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Pubblicato il 14.11.2011 - ore 09:31
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di Roberto Dell'Ava » Letto 118 volte
Roberto dell'Ava, recensione di Diego Guerrero a Morbegno'Piacevolissimo e coinvolgente jazz fortemente ritmico e speziato di sapori caraibici'.![]() Apparentemente troppa carne al fuoco, ma la curiosità e l’originalità della proposta erano invitanti, e per quanto si preannunciasse una serata piuttosto lontana dai miei gusti la tentazione è stata irresistibile. Fresco reduce dal concerto al Teatro Manzoni di Milano del maestro di flamenco Pepe Habichuela in compagnia di Dave Holland, (vedi recensione sul bloghttp://blog.libero.it/MondoJazz) mi attendevo una contaminazione tra generi con prevalenza flamenca. E cosi’in parte è avvenuto almeno inizialmente, ma il trio cubano (pianoforte-basso elettrico e batteria) piano piano ha guadagnato spazio e terreno spostando l’asse verso un piacevolissimo e coinvolgente jazz fortemente ritmico e speziato di sapori caraibici, decisamente più appetibile rispetto al flamenco in chiave pop a mio parere non del tutto convincente ne particolarmente originale. Ovviamente, viste le premesse, non mi aspettavo un flamenco sulla falsariga dei grandi che ne hanno fatto la storia: non c’erano che poche e labili tracce di Tomatito o Paco de Lucia, men che meno di Camaron de la Isla . Il chitarrista, Jose Fernandes “Petete”, e la splendida voce di Sindy Cruz hanno fatto la loro parte, spesso ricavandosi brillanti camei. Guerrero è un abile catalizzatore e organizzatore musicale, una specie di Zucchero con 30 anni e 30 chili di meno e la stessa ossessione per i capelli. Penalizzato dalla lingua, poco o niente comprensibile dal pubblico, ha sfoggiato comunque feeling e generosità ed ha assemblato un gruppo di tutto rispetto pur senza essere riuscito ad amalgamarne del tutto l’essenza. Ci si è mossi in ambiti diversi ad ogni brano, passando da paesaggi andalusi a trame afro-cubane, con qualche canzone di troppo almeno per i miei gusti. In fondo tutto questo ondivagare è stato il limite ma anche il pregio della serata, particolarmente apprezzata da un pubblico caldo e numeroso. Roberto dell'Ava
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