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Pubblicato il 10.02.2004
 
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ANTONIO VANOSSI (1789-1857)

Pensò a come utilizzare l'amianto.

Lo stemma di Chiavenna.
Antonio Luigi Maria Vanossi — questi tutti i suoi nomi — nacque il 16 agosto 1789 a Chiavenna da Matteo e da Teresa Mattoi, ottavo di dieci figli. A 21 anni sposò nella chiesa di S. Bartolomeo in Chiavenna Veronica Tùnesi. Nacquero otto figli, tra cui si distinsero particolarmente Matteo (1812-1891) e Giuseppe (1819-1891): il primo pittore, allievo dell’Hayez, che ha lasciato opere di soggetto religioso a Mese e Chiavenna, oltre a una stampa sull'apparizione di Gallivaggio; il secondo ingegnere, autore fra l'altro di arditi progetti di ferrovie alpine, attraverso il Septimer, lo Spluga e il Maloja per Landeck, di cui pubblicò cinque opere, conservate al museo Paradiso di insieme con numerosi studi manoscritti. Antonio Vanossi, in un periodo in cui stavano sorgendo a Chiavenna alcune promettenti piccole industrie, favorite anche dalla nuova strada internazionale dello Spluga, pensò di sfruttare un minerale frequente da noi, l'amianto, aprendo un nuovo ramo di industria. I primi suoi esperimenti circa la resistenza al calore dell'amianto li fece con un guanto a maglia, con il quale estrasse dal fuoco e trasportò una spranga di ferro rovente, senza scottarsi, e rassodò pure un uovo tenuto in mano sopra la fiamma. Confezionati poi alcuni vestiti d'amiamo per pompieri, anche sulla scorta delle scoperte della concittadina Lena-Perpenti, li collaudò il 16 e il 23 giugno 1830 in una selva sopra il mulino di Berte. Il pompiere Pietro Ploncher, collaboratore del Vanossi, vestito di stivali, calzoni, corpetto, elmo e guanti tutti tessuti in puro amianto, con uno scudo in mano, pure d'amianto, passò e ripassò per una ventina di volte, a passo lento, tra le cataste infuocate di legna secca e di fascine di sarmenti, lunghe 12 metri, larghe tre. Ne uscì illeso, nonostante le fiamme raggiungessero l’altezza di tre metri. L’esperimento fu replicato il 30 agosto 1830 a Milano. Al Vanossi venne data una medaglia al riconoscimento dall’Istituto di Scienze. Portò la sua scoperta in tutta Europa. Morì il 9 maggio del 1857. A lui è dedicata una via a Chiavenna.




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