CANDIDA LENA-PERPENTI (1764-1846)
Fu famosa scienziata e inventrice.

Lena Perpenti.
Candida Medina-Coeli nacque a Chiavenna il 25 marzo 1764 e fu battezzata due giorni dopo in S, Lorenzo dal vice parroco di Menarola, con i nomi di Maria Candida Annunziata Elisabetta.
II padre, Sebastiano, era medico e discendeva da famiglia spagnola; da anni stava a Chiavenna, ma non ne aveva la cittadinanza, perché oriundo di Lecco, dove un lontano ascendente era stato castellano. La madre, Isabella, era figlia dell'alfiere Andrea Battistessa di Chiavenna, di cui si conserva la lapide funebre sotto il porticato di S. Lorenzo. Si erano sposati il 12 giugno 1751 in S. Lorenzo ed ebbero a Chiavenna cinque figli: Giovanna Candida {1752), Candida Maria (1755), Andrea Francesco (1757), Francesca Maria {1759), oltre allinventrice.
Candida cominciò ad appassionarsi alle scienze naturali nel laboratorio del padre. Fu poi inviata a Como a completare leducazione.
Verso il 1788 sposò Bernardino Lena, notaio a Pianello Lario, dove si trasferì nella casa dei Perpenti, di cui il marito era erede, aggiungendo quel cognome al proprio. In 21 anni Candida ebbe ben 15 figli. Ciò nonostante, trovo il tempo e la passione di dedicarsi a una intensa attività scientifica. Durante una visita al museo di storia naturale di Como, fu attratta da un fuso carico di filo d'amianto, proveniente da Ercolano. Dopo vari tentativi, riuscì finalmente con un pettine di sua invenzione a svolgere e a filare dellamianto proveniente dalla Valmanenco. Confezionò così, oltre a pizzi e merletti, un paio di guanti, che inviò al viceré Eugenio Beauharnais, il quale contraccambio con una lettera di ammirazione e con una collana e pendenti d'oro, ora al museo civico di Como.
Comunicati i suoi risultati allistituto di Francia e a quello di Milano, ebbe nel 1806 una medaglia dargento e lanno dopo un'altra d'oro. Con gli scarti dell'amianto trovò U sistema di fare della carta incombustibile, alla fine del 1805 in una cartiera di Dervio, poi nella Cartiera Giuseppe Ceriani di Ponte in Valtellina. Mescolando un terzo di vetriolo di ferro e due terzi di manganese polverizzato ottenne un inchiostro resistente al calore, con il quale fece stampare su quei fogli presso Ostinelli di Como un sonetto dellarcade Aminta Lampeo dedicato alla prima messa del figlio Giulio (1826) e altri opuscoli, tra cui il poemetto « L'eccidio comense vendicato » del conte Carlo Gastone della Torre Rezzonico (1816) e poesie d'occasione per la visita di Ferdinando I. Copie furono inviate alle biblioteche e all'amico Alessandro Volta. La scoperta della Lena Perpenti aprì la strada alle applicazioni future, sopratutto per i pompieri. E la elogiò nel 18l3, a nome dei suoi. docenti di. chimica, anche 1'illustre prof. Chaptal.
La Lena - Perpenti si dedicò anche alla botanica: il 10 settembre 1816 a Bellano presentò all'arciduca Ranieri uno splendido esemplare di quella che chiamo <