CARLO GIUSEPPE MARIA PEDRETTI (1836-1943)

Garibaldino e fondatore di due giornali negli Stati Uniti.


Redattore: Guido Scaramellini - Visite: 3152

Carlo Giuseppe Maria Pedretti.
Carlo Giuseppe Maria Pedretti.
Carlo Giuseppe Maria Pedretti nacque a Chiavenna il 3 novembre 1836 da Giacomo e da Maria Pedretti, entrambi di San Bernardo in val S. Giacomo, dove si erano sposati sei anni prima. A Chiavenna frequentò le elementari e il ginnasio presso il prof. Giuseppe Baragiola, noto per le sue idee liberali; studiò con particolare attenzione il Rousseau e fu affascinato dal Mazzini. II 27 maggio 1859, avuta notizia che Garibaldi era entrato vittorioso in Varese, il Pedretti, sebbene di costituzione gracile, con pochi altri disarmò la guardia di finanza e la gendarmeria austriaca. Consigliato di consegnare le armi, si ritirò con cinque compagni sui monti di S. Bernardo, ripiombando su Chiavenna poco dopo, appena la vittoria di Garibaldi trovò conferma. Di nuovo furono disarmati i gendarmi, fu dichiarata decaduta l’autorità austriaca e fu istituito un comitato provvisorio. E nella prima squadra chiavennasca inviata allo Stelvio, composta di 88 uomini, c'era anche il Pedretti: le bande chiavennasche e valtellinesi costituirono poi un battaglione di cacciatori delle Alpi. L'anno dopo, il 1860, con Antonio Pescialli il Pedretti, escluso dai Mille per un disguido telegrafico, raggiunse a Cagliari il piroscafo Oregon, su cui si imbarcò per Castellammare, combattendo nella divisione di Bixio, battaglione di Menotti Garibaldi, brigata Medici. Fu poi a Palermo, Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Napoli. Ma, disgustato dall'indisciplina e malandato di salute, ottenne di tornare a casa. Nel 1861 era a Bologna con la guardia nazionale che voleva sostituire all’esercito permanente piemontese. Il 10 dicembre 1867 incontrò personalmente il Mazzini a Lugano, insieme con Giuseppe Marcora; il fatto lasciò un segno indelebile nel chiavennasco. Nell’estate del 1870, fallita la cospirazione repubblicana per la proclamazione di Roma capitale, il Pedretti favorì la ritirata della banda Nathan su per la val Codera fino a Bondo in Bregaglia. Proprietario di una fabbrica di birra, nel 1862 fondò la Società democratica operaja di mutuo soccorso di Chiavenna, che presiedette con qualche intervallo fino al '91. Collaborò pare alla costruzione della nuova sede dell'ospedale civile, all’istituzione di scuole serali e domenicali, della scuola tecnica-c della Biblioteca popolare. Nel 1872 istituiva a Chiavenna il circolo «Pensiero ed azione», che ebbe vita per un paio d'anni. L'anno dopo vi fondava,L con la collaborazione di Giambattista Gianoli, il settimanale «II libero alpigiano» (luglio 1873), sostituito nel luglio di tre anni dopo da « L'alpe retica » (1876-92), di cui fu direttore a partire dal 1882. Nel 1878 era frattanto rimasto vedovo della moglie Caterina Fornh. Nel settembre del 1892 emigrò a S. Francisco in California con il figlio minore Barsanti per raggiungere gli altri figli, Ferruccio e Mameli. Là, con Ferruccio, fondò il settimanale «II messaggero» e diede nuova vita al quotidiano «La voce del popolo» di S. Francisco, che diresse per una decina d'anni. Da Leavenworth nel Kansas dettava nel gennaio del 1896 gli appunti sui fatti chiavennaschi del '48, pubblicati presso la tipografia Ogna di Chiavenna nel 1929 in «Ricordi chiavennaschi» a cura del figlio Ferruccio, che morrà il 5 febbraio 1943 a Oakland in California. Carlo Pedretti nel 1905 tornò a Chiavenna, dove morì il 16 giugno 1909. A lui e dedicata la via a S. Maria in Chiavenna. Scrisse il Bertacchi che «egli fu una di quelle anime in cui tutte le anime riconoscono qualche cosa di sé». Lo stesso poeta dettò l’epigrafe sulla tomba al primo ripiano del cimitero di Chiavenna, dove il Pedretti è sepolto.




 

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