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Pubblicato il 25.10.2005
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Bambini: dimmi come giochi e ti dirò chi sei!

Non so voi, ma ripensando alla mia infanzia mi vengono in mente lunghe corse a perdifiato ed interminabili partite ai più svariati giochi di movimento. Cosa potranno pensare tra 20 anni i bambini d’oggi? Forse richiameranno alla mente le lezioni di questo e quello, il genitore che li mette davanti alla tv, forse le merendine, oppure la paura di questa o quella malattia, o il terrore di rimanere soli. Provate a riflettere per un attimo. Io l’ho già fatto, specie nell’ultimo anno, quando, prima come collaboratore e poi come responsabile, mi sono trovato a lavorare per un'importante società sportiva modenese, nell’ambito dell’avviamento allo sport, cioè con i bambini della scuola elementare. La realtà che affronto giornalmente è piuttosto difficile, ma assai gratificante quando si riescono ad ottenere dei risultati che esulano, badate bene, dalla mera attività fisica a se stante.
I bambini del mio gruppo hanno alle spalle esperienze assai diverse, così come sono dissimili le motivazioni che li spingono, o se volete l’atteggiamento dei genitori a proposito dell’ora di attività fisica al campo di atletica. Ci si accorge di tutto ciò parlando con i bambini e i genitori, ma soprattutto osservando i movimenti singoli, oltre che le dinamiche di gruppo. Vi sembra strano che solo guardando i bimbi giocare si possano ricavare così tante informazioni? Assolutamente no. Come insegnano gli psicologi, la persona umana è un insieme complesso di diverse dimensioni, da quella biologica/corporea a quella psicologica a quella operativa, che coinfluiscono tutte nell’attività psicomotoria, ossia l’attività motoria generata dalla psiche, che interessa il tecnico del movimento, e che caratterizza i giochi infantili. La relazione è circolare, cioè da una parte la personalità (ossia la tipicità e l’unicità della reattività agli stimoli esterni) influenza il movimento, e dall’altra può essere sviluppata ampiamente dall’attività fisica. In altri termini attraverso un attività motoria che rispetti le particolari fasi dello sviluppo psico-fisico si aiuta il bambino a “diventare se stesso”, attraverso lo sviluppo armonico di tutte le dimensioni della persona, a partire dall’espressione più naturale, ossia il movimento. La tecnica che sta alle spalle di tutto questo è piuttosto ricca, così come complesse sono le varie fasi di sviluppo del fanciullo,che abbracciano svariate aree della conoscenza, dalla psicologia alla fisiologia dell’ accrescimento. Di qui la necessità di affidare il proprio bambino a tecnici esperti, professionisti del settore, che sappiano sviluppare al meglio la psicomotricità del bambino, assecondandone lo sviluppo e non forzandolo, scacciando la minaccia di una precoce specializzazione sportiva. Il problema è molto delicato, soprattutto in questo particolare momento storico, dove la cultura del movimento sta scomparendo e, parallelamente, aumenta il disagio delle persone, così come la malavoglia, la solitudine, oltre che i preoccupanti episodi di depressione. Questi fenomeni non vanno considerati a se stanti, così come non si possono considerare separati corpo e mente, che al contrario vanno sempre di pari passo. La debolezza dell’uno crea inevitabilmente la debolezza dell’altro, così come è dimostrato anche da svariate ricerche scientifiche. Quindi l’invito è di far recuperare ai bambini la gioia del correre, saltare e lanciare, per soddisfare il loro innato bisogno di movimento e permettergli di sviluppare appieno la persona, considerando anche e soprattutto il benessere della psiche. Un solo accorgimento fondamentale: non create dello stress inutile, ma cercate di assecondare le passioni del bambino affidandolo sempre a personale competente, e comunque lasciandogli ampia libertà di movimento.




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