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Pubblicato il 03.03.2005
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ESISTE DAVVERO LA MORTE DA SPORT?

Sembra lo facciano apposta. Ogniqualvolta vi sia una morte improvvisa durante l’attività fisica i media non si lasciano scappare l’occasione per pubblicizzarla. Come se non fossimo già abbastanza sedentari e ci volesse un ulteriore incentivo per favorire l’avanzata di obesità e malattie del sistema cardiocircolatorio, intrinsecamente legate all’assenza di moto. Eppure il costo sociale delle patologie connesse all’obesità è in continua ascesa (negli Stati Uniti 100 miliardi di dollari nel 1994!), e tra non molto supereranno il fumo di sigaretta come prima causa di morte. Però difficilmente si arriverà ad una legge che obblighi la gente a muoversi di più. Tutto sommato sarebbe facile, ma bisognerebbe intervenire subito, perché la situazione sta per degenerare. Come al solito si arriverà troppo tardi, non sarà più possibile prevenire e saremo costretti a leccarci le ferite. E’ il paradosso del mondo d’oggi, dove tutti siamo troppo impegnati a correre dietro a stress incontenibili invece di preoccuparci della nostre salute, intesa come benessere psico-fisico. Ma continuiamo a dimenticarcene. E allora si accende la televisione, come mi è capitato la scorsa settimana, e si scopre che 2 giovani sono morti giocando a calcetto. Nella stessa giornata. Ma come? Non si era detto che l’attività fisica è essenziale, che fa bene e che non possiamo prescindere da essa? Facciamo un po’ di chiarezza, necessaria in casi come questo, quando i media si preoccupano solo di spettacolarizzare un evento come la morte, servendosi spesso di mezze verità. Cito uno studio condotto per 65 mesi su 2935 soggetti che hanno praticato attività fisica per 374 798 ore, correndo o camminando per un totale di 2 726 272 km. Ebbene, non fu registrato alcun caso di morte improvvisa e solo due casi di complicazioni cardiovascolari. Credo ci sia poco da commentare. Bisogna comunque rimarcare che un’attività fisica intensa (il calcetto della domenica con eccesso di agonismo ne può essere un valido esempio!!) comporta un maggior rischio di morte rispetto allo stesso tempo trascorso in tranquillità, e questo rischio è molto più elevato per soggetti sedentari rispetto a persone fisicamente attive. In ogni caso i benefici a lungo termine che l’attività fisica comporta sono nettamente superiori ai rischi! Chi corre dei pericoli sono solo i sedentari che, senza sapersi dare un contegno e magari con parecchi chili di troppo, si buttano sporadicamente e con agonismo insensato in un’attività fisica intensa. Un’informazione sensata dovrebbe quindi tenere conto innanzitutto dei vantaggi legati al movimento, e poi presentarne i possibili rischi, invitando sempre e comunque alla prudenza. Invece tv e giornali ci propongono notizie buttate lì con il solo scopo di creare un caso, preoccupandosi poco di indagare a fondo nel problema. Possiamo quindi concludere ribadendo l’invito a muoversi di più per raggiungere la piena efficienza psico-fisica, ma con alcune raccomandazioni legate al buon senso. Cominciare con passeggiate o comunque attività ad intensità molto basse, specie se siete in soprappeso. Una buona visita medica con test da sforzo è necessaria e va ripetuta con cadenza almeno annuale in centri specializzati. Fatevi seguire da personale preparato e diffidate da programmi troppo intensi che spesso sono proposti (specie nelle palestre) da personaggi poco preparati. Le facoltà di scienze motorie sono nate apposta e in alcune regioni la legge prevede che i programmi possano essere proposti solo da costoro. Rinnovo quindi l’invito a muoversi di più come unico modo per raggiungere la salute, ma non scordandosi mai di utilizzare il buon senso e, se si decide di seguire corsi o programmi specifici, assicurarsi della preparazione di chi ci segue. Pena danni irreversibili per la salute.




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