Cerca in VAOL nel web
 
Prima pagina Colico Mandello Lario Occidentale Valchiavenna Morbegno Bassa Valle Sondrio Valmalenco Tirano Aprica Bormio Livigno Bregaglia Poschiavo
CRONACHE ATTUALITA' ECONOMIA POLITICA SPORT CULTURA E SPETTACOLI TUTTO TURISMO FUORI VALLE CINEMA COMUNI
photo gallery video gallery bacheca blog webcam foto del giorno wallpaper sondaggi newsletter link utili Casa.it

Pubblicato il 29.11.2004
  Sfoglia l'archivio Così per sport »
 
Letto 3553 volte

Condividi Facebook Twitter Friendfeed


JUDO: BOTTE NOBILI E PALESTRA DI VITA

Lucia Morico.
Lo riscopriamo puntualmente ogni 4 anni alle Olimpiadi quando qualche nostro atleta ci regala delle medaglie pesanti, l’ultima delle quali ad Atene, da parte della ragazzona marchigiana Lucia Morico (categoria 78kg). Poi il judo torna con tranquillità nel suo semi-anonimato, fatto di allenamenti quotidiani e grandi appuntamenti -vedi mondiali- troppo spesso snobbati dai media. Personalmente sono sempre stato affascinato da questo sport, ma fino allo scorso anno non mi ero mai preso la briga di approfondirne la conoscenza. Andiamo per ordine. Si combatte scalzi con una divisa detta judogi (la giacca della quale dev’essere sempre mantenuta in ordine) su un tappeto chiamato tatami. L’incontro dura per i senior 5’ effettivi (il cronometro viene fermato ad ogni interruzione) e lo scopo è quello di far cadere l’avversario sul dorso con un movimento particolarmente veloce e controllato. In questo caso i tre giudici assegnano un “ippon” -il ko del judo- e la vittoria dell’incontro all’autore della mossa. I tre giudici possono, se l’avversario non cade perfettamente con la schiena oppure se il movimento eseguito non è rapido e controllato, attribuire un “quasi ippon” (wazari), che assegnerà la vittoria nel caso in cui nessuno dei contendenti riesca a mettere a segno un ippon.
Esistono poi altri due tipi di punto, in ordine di valore yuko e koka, anch’essi importanti in caso nel caso di un finale ai punti. In poche parole mettendo a segno un ippon si vince automaticamente l’incontro, così come con due wazari, mentre negli altri casi la vittoria va a chi ha totalizzato almeno un wazari. Se anche il conteggio dei wazari è in pareggio si contano gli yuko ed infine i koka. Da notare il fatto che le decisioni a proposito del tipo di punto da assegnare sono a discrezioni di ben tre giudici i quali, nelle gare internazionali, sono sottoposti al controllo di un quarto giudice super partes che interviene in caso di indecisioni. Ciò che sta alla base del judo sono poi le svariate tecniche, sia d’attacco che di difesa, e le rispettive prese per poterle applicare. Per questo motivo un buon judoka deve possedere un pieno controllo del proprio corpo (anche per saper cadere nel modo giusto!), oltre a grosse capacità di potenza e un mirabile senso della tattica.
Allo scopo di studiare i movimenti dell’avversario e dare preziosi suggerimenti all’atleta, a bordo del tatami è poi presente un tecnico che per buona parte dell’incontro urla consigli e incitamenti dalla sua sedia. Particolare è anche la struttura dei tornei, che prevedono turni eliminatori con passaggio diretto del turno da parte del vincitore, ma anche un possibile ripescaggio per lo sconfitto se chi vince riesce a raggiungere almeno le semifinali (si esegue un mini torneo tra tutti i perdenti). Ciò che colpisce in positivo è anche il grande rispetto che ogni judoka porta per il suo avversario, e questo a mio avviso dovrebbe essere una prerogativa essenziale di tutti gli sport, in particolare quelli di combattimento. Se a ciò si aggiunge il massiccio sviluppo delle capacità coordinative e di quelle condizionali (forza e velocità) indotto dalla pratica di questo sport, possiamo tranquillamente catalogare il judo tra le attività fisiche “complete”, che secondo me non sono solo quelle che portano ad uno sviluppo armonico del fisico, ma anche quelle che formano la mente e arricchiscono lo sportivo di capacità umane trasferibili nella vita di tutti i giorni.




  0 commenti    
  Le notizie più lette