La maratona, una lunga striscia dasfalto e passione lunga 42km e rotti. E lei, la regina dei giochi olimpici, la gara capace di consegnare alla leggenda personaggi straordinari come Stefano Baldini e Gelindo Bordin, ma anche di far sentire Uomo, con la lettera maiuscola, chi per mesi si è preparato anche solo per portarla a termine. Parlo del popolo dei tapascioni, di chi corre su tempi superiori alle 4ore, di chi è già contento di esserci, di chi vince la sua personale battaglia contro il dolore e la fatica. Bravi a loro, non certo a chi specula con cinismo sui corridori della domenica e sulla loro infinita passione. Non si può pretendere di vendere un emozione, non si può giocare con i buoni sentimenti di chi corre, non si può far credere che correre 42,195 metri sia una passeggiata di salute, semplice come bere un bicchier dacqua. Perché forse arrivare alla fine è possibile, ma arrivarci bene è tuttaltra cosa. Parlo di non strisciare per ore sullasfalto, ma anche di reggersi in piedi i giorni successivi. Quindi è bene mettere subito in chiaro una cosa: difendetevi da chi descrive la maratona come una tranquilla uscita domenicale, e vi propone un pettorale o una preparazione miracolosa, magari senza conoscervi minimamente. Se esistono allenatori e specialisti nel movimento sportivo (laureati in Scienze Motorie) ci sarà un motivo, non credete? Ma andiamo per gradi. Correre una maratona rappresenta uno sforzo estremo per il nostro fisico, dal punto di vista energetico e muscolare. E proprio per questo motivo che i migliori specialisti corrono mediamente 2 maratone allanno: devono avere il tempo per recuperare adeguatamente dopo lo sforzo e poi prepararsi per la maratona successiva. La preparazione speciale dura almeno due mesi e i km che un maratoneta professionista percorre in una settimana superano i 200/220, naturalmente con allenamenti che toccano velocità differenti, anche decisamente superiori al ritmo maratona. Si parla quindi di allenamenti molto duri, non adatti a chi è alle prime armi. Questo deve far riflettere e mettere in guardia su due aspetti. Il primo è quello dellallenamento: anche qui bisogna capire che per prepararsi adeguatamente occorre tempo e pazienza, anche per chi punta semplicemente a concludere la gara. Il secondo riguarda la differenza sostanziale tra gli allenamenti di un campione e di un amatore: è impensabile che un impiegato o un operaio, magari con qualche chilo di troppo, possa sostenere gli allenamenti di un super-professionista come, ad esempio, Stufano Baldini!!! Può sembrare scontato, ma sono in troppi che, presi dal delirio di emulazione, si lanciano in allenamenti che sanno mettere in crisi il fisico di un campione, ma possono distruggere quello dellamatore, soprattutto se non supportati da adeguato recupero psico-fisico!! Anche Baldini ha costruito i suoi successi nel corso degli anni e i suoi allenamenti si sono evoluti di conseguenza!! Per ora chiudo qui, ma nelle prossime settimane cercherò di dare risposte e consigli pratici, se largomento dovesse interessare!