Skyrunning: ecco perché dobbiamo chiamarlo 'sport estremo'


Redattore: LUCA - Visite: 14356

Lo skyrunning è una disciplina particolare che negli ultimi anni si sta ritagliando una popolarità crescente. Non posso nascondere, da appassionato della corsa e da tecnico sportivo, che tutto ciò spaventa. Lo skyrunning, cioè le gare di corsa ad alta quota, dev’essere a tutti gli effetti considerato uno sport estremo, anche se richiama un gesto “semplice” e naturale come quello del correre. Sono in troppi i neofiti della corsa che si buttano a capofitto in questa esperienza estrema, senza passare da necessarie tappe intermedie. Ma non è tutto qui. Ciò che purtroppo fa rabbia è che anche troppi organizzatori non sanno riconoscere del tutto i pericoli che stanno dietro ad uno sport di questo tipo. Non si può mettere in piedi manifestazioni così particolari trattandole come camminate non competitive, aperte a tutti quelli che pagano la quota d’iscrizione. A volte non basta una semplice visita medica, una tessera federale e una firma con la quale si declina l’organizzazione da ogni responsabilità in caso di incidente. A volte ci vorrebbe un pizzico di cultura medico-sportiva, oltre che una buona dose di buon senso. Quali sono i rischi dell’alta quota? Prima di tutto il calo della pressione atmosferica in generale e della pressione parziale dell’ossigeno in particolare, che non solo rende più difficile ogni movimento, ma può portare ai sintomi del “mal di montagna”, caratterizzati da emicrania,stordimento, nausea, ma anche da debolezza generale e disturbi visivi. Questi ultimi in particolare sono stati osservati già a quote medio-basse, e si accompagnano ad un calo sensibile della presenza di ossigeno nel sangue arterioso. Si può già intuire che il pericolo è dietro ad ogni movimento.
Ma se nel sangue c’è meno ossigeno i muscoli, che ne necessitano in abbondanza, come fanno a funzionare? Il nostro organismo, oltre ad avere sempre a disposizione una certa quota di ossigeno di “riserva”, mette in atto da subito risposte precise all’ipossia, in particolare l’aumento della ventilazione polmonare e della gittata cardiaca, cioè della quota di sangue eiettato dal cuore nell’unità di tempo. In pratica il nostro corpo cerca di accaparrarsi più ossigeno possibile (come quando “manca il fiato”) e di metterlo in circolo con maggior vigore. A tutto ciò si accompagna, specie durante il lavoro muscolare, la riduzione dell’ossigeno “di riserva”, trasportato dall’emoglobina, di cui avevamo già accennato prima. Un'altra pericolosa risposta all’alta quota è,inoltre, l’aumento dello stress psicologico, che si accompagna ad un aumento del livello della catecolammine plasmatiche, cioè dell’adrenalina e della noradrenalina, due ormoni che, tra le loro svariate funzioni, hanno anche quella di costringere i vasi arteriosi, provocando un sostanziale aumento di pressione. Facendola breve, quindi, possiamo dire che correre in alta quota è pericoloso, e che chi decide di farlo deve seguire una meticolosa programmazione e sottoporsi ad accurate visite mediche. Interessanti sono i progetti di ricerca portati avanti dalla FSA, la federazione degli sport di alta quota, per monitorare costantemente i migliori atleti e contemporaneamente consentire l’acquisizione di nuove scoperte scientifiche in questo campo. Ma tutti gli altri? I corridori della domenica che vogliono a tutti i costi prendere parte a questa o quella manifestazione? E i corridori pseudo-agonisti che provengono da distanze più brevi per cercare di portarsi a casa un po’ dei ricchi premi messi in ballo da queste gare? Le domande sono troppe per cercare di trovar loro una risposta in poche righe, ma quello che mi sento in assoluto dovere di dire a tutti quelli che vogliono prendere parte ad una gara di skyrunning è non dare niente per scontato e informarsi di tutti i rischi che si corrono, e poi pensare ad un allenamento specifico e meticoloso. E di scordasi che correre ad alta quota sia una cosa semplice e priva di rischi per la salute. In questo articolo non si fa volutamente riferimento a quanto accaduto quest’estate durante il trofeo Kima, la grande corsa sul sentiero Roma. Tutto ciò che è stato scritto ha una valenza generale, e non riguarda nello specifico quella terribile disgrazia.




 

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