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Pubblicato il 20.09.2005
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Sport addio: perché i giovani atleti abbandonano?

Basta, lo sport mi ha stufato. Non ne posso più, cambio società sportiva… oppure cambio disciplina, non posso continuare così. Frasi come queste sono purtroppo entrate a far parte del quotidiano nel mondo sportivo, specie per quanto riguarda i giovanissimi, che si trovano ad abbandonare un attività sportiva, magari per riprenderla qualche anno più tardi, nelle categorie master. E non si tratta solo di ragazzi poco dotati, ma troppo spesso di veri talenti che si stancano e mollano tutto, anche se lanciati verso un futuro luminoso. Ne abbiamo molti e continui esempi anche nella nostra valle. Il problema, per chi si occupa di sport, non è di poco conto e qualche studioso si è recentemente preoccupato di affrontare scientificamente il problema, per cercare di trovare le possibili cause, e naturalmente i necessari rimedi. Ho trovato molto interessante la ricerca “sport Addio, perché i giovani abbandonano la pratica sportiva” di Alessandro Bortolotti. L’autore indica varie problematiche fondamentali e mi trova concorde su molti punti chiave, che io stesso ho potuto sperimentare osservando la realtà che mi circonda, sia nell’attività agonistica che in quella amatoriale. Innanzi tutto una riflessione sulla nostra società, caratterizzata da una forte motilità. In pratica ci si stufa presto di tutto o quasi (è un discorso valido anche in ambito lavorativo), alla continua ricerca di qualcosa che ci piaccia. Vuoi per la molteplicità di offerte (anche se troppo standardizzate e poco dissimili l’una dall’altra) da cui siamo quotidianamente martellati, vuoi per l’incapacità di prendere una decisione sicura, sono troppe le persone che non sono in grado di lanciarsi anima e corpo in un attività sportiva, e non solo. Un problema grave che non è solo dello sport, ma che incorpora tutta la sfera del sociale, con conseguenze devastanti come la noia e la depressione e tutto ciò che da esse dipende. Non voglio entrare troppo in questo ambito, anche per non risvegliare il ricordo di tristi fatti che ci hanno afflitto, ma credo che una piccola riflessione sia d’obbligo. In quest’ottica l’abbandono delle società sportive da parte dei ragazzi appare il male minore, ma comunque sintomatico di un malessere che non può lasciare indifferenti. Cambiare è possibile e lo sport, inteso come gioco, movimento e passione può aiutare molto. Un’altra causa di abbandono precoce dell’attività sportiva è il conflittuale rapporto con genitori troppo “invadenti”. Dati statisticamente significativi mostrano che nascono molti problemi quando un genitore spinge il proprio figlio verso una particolare attività, magari praticata in gioventù, lasciando poco libero il ragazzo. Nulla di più sbagliato! Anche se molti genitori agiscono in buona fede (mi rifiuto di pensare ad una madre o un padre che non vogliano il bene del figlio!) di fronte allo sport capita troppo spesso di perdere la bussola e ripiegare sul ragazzo i propri sogni di gloria, o qualcosa di simile. Negli anni ne ho viste davvero di tutti i colori, e, come dimostrano anche le ricerche scientifiche, i risultati del comportamento troppo invasivo dei genitori vanno dal semplice abbandono a conseguenze psicologiche pericolose, dalla “semplice” frustrazione, a episodi di depressione, a evidenti squilibri alimentari (anoressia/bulimia). Il consiglio è quindi di non forzare i ragazzi a praticare un tipo di attività invece di un’altra, ma piuttosto di assecondare la loro naturale predisposizione, aiutandoli nella scelta e soprattutto lasciandoli liberi di vivere l’esperienza dello sport in maniera giocosa, senza troppe intromissioni anche nei confronti dell’operatore sportivo. L’impegno verrà da se, e lo sport potrà diventare davvero palestra per la vita, oltre che per il fisico.




  1 commenti    
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e dei falsi miti ????
Aggiunto il 22.07.2007
....non ne vogliamo parlare???
delle pagine riempite con articoli vuoti di nuove aspettative,ma piene,tanto piene dei soliti 3-4 nomi di figli di papa' o di persone che si sono fatte il nome ma non l'esperienza?
prendiamo ad esempio i tornei estivi:
c'e' tizio,c'e' caio ,vai poi a guardarli giocare e ti ritrovi davanti big jim pieni di puzza sotto il naso da far paura e con tanto poco senso della sportivita'.
sono questi gli esempi da seguire ?
non sarebbe meglio ripartire un po' tutti dal basso e giocare per il gusto del goal ..
un altro discorso va agli arbitri :sempre i soliti e mai imparziali.
un arbitro te lo ritrovi settimana dopo settimana e guai a sbagliare una volta ,guai a non essere tra la solita cerchia ,perche' non saresti nessuno.
Che forza dovrebbero avere i nostri figli per sopravvivere a questa melma ormai consolidata.
costruiamogli quindi prima una bella corazza di umilta' e voglia di mettersi in gioco .....ma con regole che siano regole per tutti.
buono sport atutti

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