Marco Cavallotti: meglio il diserbante?
'La Provincia, ecco che un ente che dovrebbe dar l'esempio e che invece...'.
Lo avevamo già scritto, ma visto che continuiamo a sperare che qualcuno in più, nella provincia di Sondrio, capisca che il nostro vero futuro sta nelle potenzialità turistiche del territorio, penso sia il momento di ripeterlo e di segnalarlo a chi di dovere, perché magari cambi idea. Meglio tardi che mai.
Le strade, nel bene e nel male, sono un po' il primo biglietto da visita di ogni regione.
Noi ne abbiamo di bellissime e storiche: come quella dello Stelvio o quella dello Spluga, opere grandiose di ingegneria del primo Ottocento, progettate dall'ingegner Donegani in un'epoca in cui altri due progettisti italiani, come Ghega e Negrelli, contribuivano – nell'ordine – alla realizzazione di altre due opere grandiose: la tratta ferroviaria di Semmering, che collegava per la prima volta, con una linea doppia, Vienna a Trieste, e nientemeno che il canale di Suez. Altri tempi. Percorrere quelle strade, con i loro scorci alpini grandiosi, con le loro opere di supporto costruite in pietra a vista, con le loro gallerie dimensionate sulle carrozze postali del tempo, con le loro opere di protezione da torrenti e valanghe, è ancor oggi un'esperienza affascinante per il viaggiatore.
Speriamo che una insensata politica di allargamento indiscriminato non finisca per distruggerne gli ultimi tratti rimasti: meglio puntare, dove possibile, a varianti veloci che lascino intatto il vecchio tracciato.
Ma poi ci sono mille altre strade, le altre, che sempre più numerose salgono dal fondovalle per raggiungere antiche frazioni le quali, se isolate, sarebbero fatalmente condannate al deperimento – anche se salvare dal deperimento non significa certo riurbanizzare con criteri e gusti vandalici.Come è noto le sedi comunali debbono essere raggiunte – anche in alto – da una strada mantenuta a cura della Provincia. Ed ecco che un ente che dovrebbe far di tutto per dar l'esempio, per indicare la via migliore nella cura del territorio e nella civiltà di approccio nei riguardi dei problemi del nostro ambiente, risolve la questione della pulizia e della liberazione da rami e erbe di questa strade con il metodo di Attila: non falciando regolarmente e controllando la crescita degli arbusti e degli alberi, ma spargendo diserbante in modo tale da lasciar terra bruciata – tanto più soggetta a franette e piccoli smottamenti una volta che il terreno sia privato delle radici vive e dell'erba.
Nasce quasi il dubbio che qualcuno trovi più opportuno creare una situazione di degrado in vista di appalti futuri, che mantenere a dovere questo bene pubblico, lavorando secondo criteri più civili. Ma c'è di peggio: in questo modo, anch sul piano estetico, si riducono i margini delle nostre strade a deserti nereggianti cosparsi di erbacce secche. Se poi qualche ecologista più ferrato e pignolo di me volesse porsi il problema, varrebbe certo la pena di capire dove vanno a finire i litri di veleno, una volta riversati sui margini delle strade. In fondo anche la salute pubblica è questione che dovrebbe interessare la Provincia. Ma questa è un'altra storia…
Foto e testi a cura di Marco Cavallotti.