Al museo civico di Morbegno, una lezione di legalitàLa serata è stata organizzata da Punto Pace, ospiti Marina Montuori e Claudio La Camera.Una giovane donna e un giovane uomo del sud hanno parlato, domenica sera, nella sala del museo civico di Morbegno, davanti ad una attenta e variegata platea, di mafie e antimafie, dei luoghi della memoria, come lo sono la casa diventata museo, di Peppino Impastato, e il nuovissimo Museo dalla 'ndrangheta, in Calabria. La serata è stata organizzata da Punto Pace, come ideale seguito della manifestazione di domenica 15 novembre scorso, con la sosta in città della carovana antimafie. Perché parlare di mafia, mafie, in una realtà come la Valtellina? Perché la criminalità organizzata non è solo quella della coppola e della lupara, relegata nelle periferie degradate del Sud e talvolta mitizzata da romanzi o film di successo, ma anche quella dei colletti bianchi dell'imprenditoria che, grazie a collusioni con il potere più o meno accertate, si è profondamente radicata nel tessuto sociale ed economico del Nord. Marina Montuori e Claudio La Camera hanno raccontato di come, rispettivamente a Cinisi, terra di Peppino Impastato, e a Locri, conducono quotidianamente la loro lotta contro le mafie, lotta che consiste in piccoli atti concreti, come l'organizzazione di eventi in memoria di chi è stato eliminato dal boss della città, tavole rotonde con i giovani del posto, interventi nelle scuole per recuperare la dimensione dell'immaginario. Lotta che trova di fronte a sé il silenzio omertoso di molti cittadini, anche di coloro che, in quanto rappresentati di istituzioni, dovrebbero dimostrare un civismo superiore, oppure che si deve misurare con leggi create solo apparentemente per ostacolare la criminalità, come il provvedimento denominato "scudo fiscale" o la proposta ora allo studio del Parlamento di permettere la vendita all'asta dei beni confiscati ai mafiosi. Lotta che deve combattere anche contro l'uso distorto delle parole, perché, come ha ben spiegato Roberto Saviano nei suoi interventi televisivi, la criminalità si serve della parola per diffamare, screditare chi è nel giusto, in modo da isolarlo e poi poterlo eliminare, fisicamente e persino nella memoria collettiva - ecco il perché dei "luoghi della memoria". Insieme alla platea, i due protagonisti hanno provato anche a delineare un orizzonte futuro di vittoria sulla criminalità, che non può prescindere da interventi sostanziali a livello governativo sulla scuola, per formare una nuova cittadinanza libera dai condizionamenti della mafia, e sulla famiglia, perché dove le famiglie non hanno alcun tipo di sostegno sono facile preda della criminalità, in tutte le sue forme. E' un orizzonte lontano, che forse qualcuno pensa realizzabile solo nei sogni, ma se le generazioni passate non avessero seguito i loro sogni, non avremmo avuto la Rivoluzione Francese e quella americana, il Risorgimento, i Partigiani, il Sessantotto. M. Petrone |
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