Aprica. E' stato un grande, affascinante, evocativo Sunà da Mars. Le FOTO.

Domenica sera i campanacci delle contrade hanno risvegliato la primavera.


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Pubblicato il: 02/03/2010
Categoria: TIRANO - APRICA | ATTUALITA'

In un'atmosfera resa più suggestiva dalla nebbiolina e da una leggera nevicata del pomeriggio, sono stati tanti tantissimi i campanacci, grandi-medi-piccoli, che domenica sera 28 febbraio hanno scosso a partire dal profondo delle sei contrade di Aprica fino al suo doppio cuore - la Piazza del Municipio prima e quella del Palabione poi - la natura e la sensibilità degli spettatori. È la tradizione aprichese del Sunà da Mars, l'antico modo di chiamare l'erba verso la fine dell'inverno, quando ormai si sentono nell'aria i primi anticipi della primavera.

Su tutti, i suoni pesanti e duri dei grandi sampógn portati dalle falangi di scampanatori in testa a ciascuno dei sei cortei, preceduti appena dal rispettivo stendardo retto da una donna in costume e da bambini con le fiaccole. Ma anche suoni più cristallini, come quelli dèli brónsi, o quasi dolci e tenui dei campanelli delle capre e delle pecore, perlopiù scossi da bambini e ragazzi.
In complesso un mix rumorosissimo, eppur con una sua regola: il ritmo preciso e continuo dettato dai capi-scampanatori. A partire dal portatore del campanaccio simbolo, passato quest'anno da San Pietro a Dosso.
Dosso
e San Pietro, appunto, ma anche Santa Maria (o Madonna), Liscidini, Liscedo, Mavigna. I rispettivi cortei sono giunti ordinatamente in Piazza Mario Negri scultore (davanti al Municipio) e da qui, catechizzati dall'assessore Giancarlo Stampa, si sono diretti verso la vicina Piazza del Palabione per il raduno finale. Una Piazza del Palabione capace a fatica di contenere tutti, ma alla fine ogni gruppo si è sistemato in cerchio e tutti insieme hanno dato l'ultimo saggio sonoro sotto i riflettori della piazza, sommersi dagli applausi.
Poi la sfilata sul palco delle varie rappresentanze (numerose quelle esterne) per ricevere dalle mani del sindaco Carla Cioccarelli o da quelle dell'assessore Dino Negri un bel campanaccio ricordo di Aprica. Qui piacevole intermezzo del gruppo di Poschiavo (SVI), che ha suonato brevemente la fisarmonica. Infine la fila per la "comunione" con il gustoso e apprezzato mach insieme a un bicchiere di vin brulé.

Sabato sera, contestualmente alla benedizione degli ingredienti del mach, il campanaccio-simbolo era passato dalle mani del rappresentante di San Pietro a quello di Dosso, che lo conserverà gelosamente per un anno intero.


Il sito ufficiale di Aprica è www.apricaonline.com.





3 commenti

3. equilibrio nei giudizi

Aggiunto il 05.03.2010 da gigi

Nesssuno ha parlato di casini o cose di questo genere. Ho solo cercato di fare qualche osservazione un poì "pepata", ma educata. Concordo. Ognuno a casa propria fa quello che crede rispettando gli "ospiti", se ce ne sono, ovviamente.

2. suna da mars è una festa non un casino

Aggiunto il 04.03.2010

é una festa che dura da decenni e speriamo che continui perche il tutto è unione del paese da lisedo a san pietro,e non un casino il tutto dura solo qalche ora

1. di sera bisogna fare attenzione

Aggiunto il 03.03.2010 da gigi

Spero che ogni tanto però si faccia aiienzione ai decibel perché l'Aprica è un paese turistico. I turisti arrivano da noi in Valtellina per riposare e per godersi soprattutto l'aria buona, ma anche la quiete e il silenzio. Quell'aggettivo rumorosissimo, usato dall'autore dell'articolo, "stona" un po' a mio parere. Si faccia pure rumore ma "con juicio". In Engadina si tiene ancora la Chalanda in pieno giorno: mi sembra più logico perché l'erba è in condizioni ideali, invece alla sera la temperatura è più bassa. Dovunque in diocesi di Como o in Engadina la "chiamata dell'erba" era una manifestazione per bambini e ragazzi e lo è ancora oggi. Detto questo, io non voglio discutere le usanze dell'Aprica né degli altri paesi. Ognuno a casa sua fa quello che crede. In ogni modo l' erba si sveglia da sola quando è il momento propizio, è insensibile ai nostri campanacci. E' pur vero però che i bisnonni dei nostri nonni, in linea di massima, in pieno Ottocento credevano alla presenza di spiriti e diavoli che governavano o piuttosto condizionavano il mondo. I preti più intelligenti avevano il loro da fare a convincerli che questo non era vero, che Dio è invece il vero" motore della natura e dell'universo. Oggi la "chiamata dell'erba" deve essere considerata piuttosto come un giorno di allegria e di convivialità: tanto utili oggi per rilassarsi e riposare.


 

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