Aprica. E' stato un grande, affascinante, evocativo Sunà da Mars. Le FOTO.
Domenica sera i campanacci delle contrade hanno risvegliato la primavera.
In un'atmosfera resa più suggestiva dalla nebbiolina e da una leggera nevicata del pomeriggio, sono stati tanti tantissimi i campanacci, grandi-medi-piccoli, che domenica sera 28 febbraio hanno scosso a partire dal profondo delle sei contrade di Aprica fino al suo doppio cuore - la Piazza del Municipio prima e quella del Palabione poi - la natura e la sensibilità degli spettatori.
È la tradizione aprichese del Sunà da Mars, l'antico modo di chiamare l'erba verso la fine dell'inverno, quando ormai si sentono nell'aria i primi anticipi della primavera.
Su tutti, i suoni pesanti e duri dei grandi sampógn portati dalle falangi di scampanatori in testa a ciascuno dei sei cortei, preceduti appena dal rispettivo stendardo retto da una donna in costume e da bambini con le fiaccole. Ma anche suoni più cristallini, come quelli dèli brónsi, o quasi dolci e tenui dei campanelli delle capre e delle pecore, perlopiù scossi da bambini e ragazzi.
In complesso un mix rumorosissimo, eppur con una sua regola: il ritmo preciso e continuo dettato dai capi-scampanatori. A partire dal portatore del campanaccio simbolo, passato quest'anno da San Pietro a Dosso.
Dosso e
San Pietro, appunto, ma anche
Santa Maria (o Madonna),
Liscidini, Liscedo, Mavigna. I rispettivi cortei sono giunti ordinatamente in Piazza Mario Negri scultore (davanti al Municipio) e da qui, catechizzati dall'assessore
Giancarlo Stampa, si sono diretti verso la vicina Piazza del Palabione per il raduno finale. Una Piazza del Palabione capace a fatica di contenere tutti, ma alla fine ogni gruppo si è sistemato in cerchio e tutti insieme hanno dato l'ultimo saggio sonoro sotto i riflettori della piazza, sommersi dagli applausi.
Poi la sfilata sul palco delle varie rappresentanze (numerose quelle esterne) per ricevere dalle mani del sindaco
Carla Cioccarelli o da quelle dell'assessore
Dino Negri un bel campanaccio ricordo di Aprica. Qui piacevole intermezzo del gruppo di Poschiavo (SVI), che ha suonato brevemente la fisarmonica. Infine la fila per la "comunione" con il gustoso e apprezzato mach insieme a un bicchiere di vin brulé.
Sabato sera, contestualmente alla benedizione degli ingredienti del mach, il campanaccio-simbolo era passato dalle mani del rappresentante di San Pietro a quello di Dosso, che lo conserverà gelosamente per un anno intero.
Il sito ufficiale di Aprica è www.apricaonline.com.