Bitto: il sindaco di Albaredo difende il Consorzio. 'Basta menzogne'Antonella Furlini: 'Il ruolo del Consorzio di tutela Bitto e Casera è fondamentale per i consumatori e per i produttori'.Pubblichiamo le dichiarazioni del sindaco di Albaredo, Antonella Furlini, diffuse attraverso il sito del comune www.vallidelbitto.it. ![]() Antonella Furlini La Valle del Bitto di Albaredo ed il Comune di Albaredo per San Marco proprietario di 2 alpeggi storicamente fa parte del territorio che ha dato origine alla produzione del Bitto tipico. Ancora oggi il Comune, primo tra tutti, gestisce la monticazione degli alpeggi prevedendo regole chiare sulla tecnica di lavorazione in vigore da secoli. Ancor oggi Albaredo con i suoi alpeggi comunali rispetta la tecnica tradizionale e con i suoi casari ottiene ogni anno i riconoscimenti di più alto livello. Le Vali cha hanno dato origine al Bitto sono appunto le Valli del Bitto di Albaredo e Gerola. Tuttavia la Valle di Albaredo è l'unica delle Valli di origine del Bitto dove ancora l'agricoltura è parte attiva dell'economia locale con ben 15 aziende agricole e con i prati pascoli impervi, ma falciati al 95%. Il caseificio AlpiBitto di Albaredo, in controtendenza rispetto a tutti gli altri caseifici incrementa la produzione di ben oltre il 10% in più rispetto alla precedente stagione. E' un risultato eccezionale che premia gli investimenti e il lavoro tenace svolto dall'Amministrazione Comunale, facendo di Albaredo esempio concreto per l'intera montagna italiana. La Valle di Albaredo non ha bisogno delle fiction per dimostrare la propria tipicità agricola di territorio e di produzione, come avviene in altre vicine realtà che hanno costruito edifici destinati a casera senza avere una sola azienda agricola attiva presente tutto l'anno sul territorio e che stagiona in prevalenza formaggio prodotto in Provincia di Lecco e di Bergamo. Pertanto gli investimenti andrebbero indirizzati verso territori e aziende agricole ancora operanti. Faremo una battaglia in sede regionale per affermare questo. Per questo motivo appaiono stupefacenti le dichiarazioni dell' Associazione produttori del Bitto di Gerola che rivendica la primogenitura della produzione arrogandosi diritti e meriti di tutela del Bitto di origine. L'associazione produttori delle Valli del Bitto non rappresenta le Valli del Bitto e non rappresenta e non è riconosciuta da tutti i produttori, ma soprattutto non è riconosciuta e non rappresenta i produttori di quelle aziende agricole che hanno la loro sede e presenza, tutto l'anno, nelle Valli del Bitto. E' evidente la speculazione commerciale a danno del territorio che tale Associazione persegue da anni con campagne spesso diffamatorie di altri produttori e di altri territori che non hanno fondamento di verità. E' stucchevole leggere alcune dichiarazioni del rappresentante di tale associazione secondo il quale "Oggi si è consacrato che il Bitto si fa in due modi. Uno come si faceva una volta con vacche da 5,6 litri, che hanno sempre fatto quella produzione, vacche alimentate a erba in alpeggio. E che si può fare il Bitto anche con gli animali cresciuti con i mangimi. Un modo di fare allevamento che distrugge il pascolo, le mucche fanno più latte e non mangiano più l'erba". Tale dichiarazione è frutto di sola ipocrisia perché chi la dichiara sa che le uniche vacche e gli unici alpeggi che ancor oggi sono caricati con vacche provenienti dalle stalle di montagna sono quelli di Albaredo, mentre quelle degli alpeggi monticati dai componenti dell'Associazione provengono dal fondo valle ed hanno proprio il regime alimentare che viene contestato. Un controllo più accurato ai produttori e negli alpeggi di quell'associazione porterebbe alla luce che quanto viene contestato proprio in quegli alpeggi viene praticato. E' inaccettabile che continui tale disinformazione che ha il solo obiettivo di difendere rendite di posizione commerciali personali. Il ruolo che ha svolto e che svolge il Consorzio di tutela Bitto e Casera è di fondamentale importanza a tutela in primo luogo dei consumatori, ma anche dei produttori. L'agricoltura ancora praticata nella Valle del Bitto di Albaredo ne è un esempio positivo per tutta la montagna lombarda. L'appello che facciamo è rivolto alle istituzioni affinchè siano sostenute le iniziative di chi ancora opera con fatica e difficoltà economica nei territori di montagna facendo proseguire tradizioni utili a tutto il comparto zootecnico, Su questo Albaredo non è secondo a nessuno. Le continue polemiche di pochi hanno il solo risultato di penalizzare il territorio e di penalizzare ancor di più i nostri produttori. Avremmo preferito fare a meno di prendere posizione, ma quando la misura è colma e quando le bugie la fanno da padrona è dovere anche del pubblico amministratore assumere una posizione. Il Comune di Albaredo per San Marco ringrazia i casari Ernesto e Flavio per i fantastici risultati ottenuti con i primi premi nella recente mostra del Bitto in occasione della fiera dei prodotti della montagna lombarda tenuta a Morbegno e con loro tutti i nostri caricatori e pastori che ogni anno dedicano con passione il loro lavoro e la professionalità nella gestione degli alpeggi e delle aziende agricole con risultati meritevoli che spesso non trovano citazione negli inutili e ridondanti convegni fatti solamente per pagare relatori che non hanno alcun rapporto con il territorio. Antonella Furlini, Sindaco del Comune di Albaredo per San Marco Albaredo per San Marco, lì 26 novembre 2009. Pubblicato sul sito http://www.vallidelbitto.it /
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Ignoranza becera
Aggiunto il 04.12.2009
da Un gerol
Leggendo i commenti postati si dimostra come l' ignoranza sul tema sia diffusa, il vedere ciò dispiace perchè oggi il fatto politico ed economico a riguardo il vero e storico Bitto pesi di più che il valore del prodotto stesso. Infatti riuscire a opprimere gli ultimi che difendono la vera produzione di Bitto disciplinata da un disciplinare più rigoroso, spiana la strada ad una omologazione che porterà alla produzione di un formaggio di scarso valore. Ma per le grandi aziende, l' importante è vendere con inganno un prodotto che si chiama Bitto che in realtà per gusto e composizione non si avvicina neanche al Matush prodotto nei prealpeggi della Valgerola. Leggendo che non ci siano stalle invenali in Valgerola è vero ma chi carica gli alpeggi storici? Se non agricoltori originari della valle, che hanno tenuto sempre le vacche anche nei paesini adiacenti i monti, come Castello e Laveggiolo. Ma i soldi qualcuno li ha veicolati in altre direzione, e non nel ristrutturare le baite, le stalle, le casere. Per conoscienza i gestori della Casera a Gerola hanno messo soldi come privati per difendere una storicità che è di tutti. Ciapparelli resisti! Da uno cresciuto in Valgerola che conosce la vera storia e sa ancora distinguere il vero bitto. AUGURI 12
solidarietà
Aggiunto il 01.12.2009
da sacrifiCarlo
mentre tutti i tromboni qui si affrettano a discutere di un argomento di cui mi piacerebbe sapere quanto in realtà conoscono, io penso a chi in valgerola si fa un mazzo così per 5 mesi all'anno per creare un prodotto che non ha eguali nel mondo. perchè è da encomiare albaredo che sfalcia i prati e tiene le vacche in montagna, forte di un'ottima carrozzabile che attraversa tutti i principali alpeggi fino a 2000m! a gerola, certo, non è una bella cosa che non ci sia la latteria, ma la mancanza credo che sia stata ben compensata da quella bellissima struttura che è la nuova casera, dove il bitto invecchia ben sorvegliato da persone competenti, e non negli essicatoi dei caseifici (in casera, tra l'altro vendono anche ottimi prodotti invernali, tra cui un matusc strepitoso). e l'alimentazione invernale delle bestie non fatemi credere che sia diversa! anzi, i piccoli allevatori da 2-3 capi, che d'inverno vendono il latte alle latterie del fondovalle (due a morbegno, poi a regoledo, sirta, ecc.), credo nutrano le proprie vacche molto più attentamente di chi fa allevamento intensivo! tutti i commentatori di questa pagina sono caldamente invitati, accompagnati da me se gradiscono, a una relativamente breve (un paio d'ore di cammino) gita nelle montagne gerolesi, per raggiungere l'eremo dove il buon giuseppe produce un ottimo formaggio, che prima dell'invenzione di questa stupida diatriba si chiamava, giustamente, BITTO. 11
Risposta al 10
Aggiunto il 01.12.2009
da GG
...invece negli altri comuni della Valle di Bitto il depuratore c'e' vero? La soluzione alla diatriba e' sicuramente gestire la tipicita' del formaggio prodotto in alpeggio in Valgerola, lasciando il nome Bitto al consorzio e utilizzando una marchiatura nuova da promuovere con azioni mirate di marketing... Purtroppo essere ottimi casari e allevatori non puo' nulla contro le schiere di avvocati e politici... 10
Dov'è il depuratore
Aggiunto il 30.11.2009
Leggo che il comune di Gerola sosterrà l'associazione Valli del Bitto nel contenzioso contro il consorzio del Casera - Bitto. Sono disgustato che soldi pubblici vadano a sostegno di privati buontemponi e non invece ad un'opera non più rinviabile: il depuratore delle acque fognarie di Gerola che oggi sono scaricate nel fiume Bitto, ironia della sorte. 9
Bitto
Aggiunto il 29.11.2009
Purtroppo questa "guerra" tra Albaredo e Gerola non giova a nessuno, se i diretti interessati,invece di mettere articoli sui giornali etc, si siedessero ad un tavolo e discutessero il problema,credo che troverebbero un accordo.Il Bitto (quello originale)è e sarà sempre prodotto solo nelle due valli del bitto,con le tecniche di lavorazione tramandate oramai da secoli, senza aggiunta di fermenti e senza integrazione alimentare per le bovine!! Riuscire ad ottenere una denominazione "speciale" che distingua il prodotto fatto secondo la tradizione delle valli,può essere un ottimo risultato a parere mio,cerchiamo di allentare un poco la corda da entrambe le parti,e speriamo che sugli alpeggi continuino ancora a salirci, altrimenti addio Bitto (sempre quello originale). Un saluto a tutti ciaooo 8
Chiarezza ma quella vera
Aggiunto il 28.11.2009
da Michele
Sono stato a Gerola ho chiesto di poter visitare la latteria, mi hanno detto che non esiste la latteria e che è da diversi anni che è stata chiusa. Ho chiesto di acquistare formaggio di Gerola fatto nel periodo invernale e mi hanno detto che non essendoci stalle non c'è il formaggio. Ma di che cosa parla il commento numero 7? Basta far ridere i polli. Il Bitto Valli dl Bitto è fatto come lo fanno in tutti gli altri 70 alpeggi della Valtellina, integratori e mangimi compresi, basta con ste menzogne dei diversi. Mich_61 7
Chiarezza minga trop!
Aggiunto il 27.11.2009
da Val Gerola
Tra l'altro ho scoperto che le mucche sotto casa mia che vivono 365 giorni all'anno in Valgerola non esistono perchè non c'è una mucca in Valgerola.....ahahahahah questa è fantastica!!! Comunque il Bitto che io sappia si produce 3 mesi all'anno in alpeggio, le mucche del fondovalle in alpeggio mangiano solo erba e producono l'ottimo Bitto, d'inverno tutti integrano con altri mangimi, perchè volete farmi credere che nelle aziende agricole di Albaredo d'inverno non integrano il foraggio con altri mangimi? Comunque tralasciando questa sorta di rivalità-invidia tra le 2 valli, il Bitto deve essere fatto nelle sue valli e STOP, passi qualche alpeggio confinante, ma che la produzione sia estesa a tutta la provincia è la follia, le Retiche son un'altra catena montuosa, un altro clima, altro terreno, erbe diverse il cui sapore del Bitto non può essere che diverso dall'originale, il Bitto è un prodotto di nicchia e andava valorizzato per quello che è. Un pò come se io andassi a comprare l'Asiago chessò a Moena, a Moena faranno dell'ottimo formaggio ma l'Asiago è dell'altopiano d'Asiago e io voglio quello, il sapore non può essere lo stesso è inutile! 6
Alla C.A. del Sig.Sindaco
Aggiunto il 27.11.2009
da GG
Istituzione e politica sono d'accordo con l'Europa, non avevo dubbi, anche prima di leggere questo sfogo.Quando si parla di tutela del Bitto si parla di tutelare diversi aspetti: 1) Zona di produzione (tipicamente Valli del Bitto) 2) Tecnica di produzione (senza fermenti lattici, senza mangimi e secco) Il problema e' quello di intraprendere una strada volta all'aumento della produzione di tale formaggio e non quello di aumentare le qualita' organolettiche...se i fermenti migliorano e i mangimi aiutano a rendere migliori le forme di Bitto allora me lo dimostri... senza andare a colpire la casera di Gerola e altre persone che lottano per la tipicita'! Attendo la Sua dimostrazione che le variazioni ai processi produttivi approvati dall'Europa portino ad un prodotto migliore...altrimenti non faccia politica o la faccia nelle apposite sedi (che non mi paiono essere gli alpeggi). 5
Bravo Sindaco
Aggiunto il 26.11.2009
da Enrico ul valtelin
Finalmente un pò di chiarezza. E' da tempo che alcuni personaggi in cerca di pubblicità e che mai hanno fatto e fanno i produttori con l'aiuto di qualche trombone milanese (che vergogna!) stanno infangando i nostri prodotti tipici così sapientemente creati dai nostri concittadini valtellinesi. I produttori del Bitto storico è gente che va rispettata perchè ancora oggi difendono una tradizione importantissima purtroppo alcuni sono manipolati da questi ciarlatani di strada. Basti andare in Valgerola per capire il fallimento dell'agricoltura di montagna con i prati totalmente abbandonati e le stalle tutte chiuse. Non una stalla aperta che produce latte, non una mucca che staziona tutto l'anno, non un solo allevatore presente! Gli alpeggi vengono caricati con le vacche che provengono da stalle e stalloni del fondovalle alimentati da mangimi e integratori vari, altro che erba. Ma chi l'ha mai visto a mungere e caricare un alpeggio, e poi ha il coraggio di farsi fotografare mentre bacia una forma di Bitto però fatta da altri. Se invece di buttare via soldi in una inutile casera o centro del Bitto il Comune di Gerola avessero sistemato le baite, i calecc e costruito acquedotti nell'alpeggio del Mosè a Trona eviterebbe di lasciare quel poveruomo nelle condizioni disumane e in condizioni igienico-sanitarie tutte da vedere. Il Sindaco di Gerola non si vergona? 4
Chiarezza
Aggiunto il 26.11.2009
Mi sembra che il Sindaco di Albaredo abbia fatto chiarezza su situazioni che apparivano veramente ingarbugliate. Quello che scrive è evidente, in particolare, nello sfalcio dei maggenghi (non vi è in tutta la Provincia un paese di mezza costa con i prati così ben mantenuti) importante per la produzione di foraggi , ma anche nel prevenire dissesti idrogeologici. Sono convinto che siano queste le realtà da sostenere, che perseguono molteplici finalità.(economiche, ambientali , sociali turistiche ecc.) In merito alla discussione in atto sul formaggio Bitto (non riesco a capire gli interventi in merito di soloni provenienti da fuori Provincia che servono solo a fare del male al settore), ritengo che atteggiamenti diversi da quelli indicati dal Consorzio di Tutela non debbano ( in particolare dalle Istituzioni essere tenuti in considerazione. Cordialmente ....w. |
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