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Pubblicato il 28.04.2016 - ore 21:56
 
Categoria: LARIO OCCIDENTALE | ATTUALITA'  
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Dongo e il Museo della Fine della Guerra, due anni dopo

15 e 16 aprile: l'inaugurazione di una mostra e solenni celebrazioni per il ricordo della Liberazione.

«Nasceranno da noi uomini migliori. La generazione che dovrà venire sarà migliore di chi è nato dalla terra, dal ferro e dal fuoco».
Basterebbero queste parole – scritte da un poeta turco del secolo scorso e scandite da due alunni della scuola primaria di Dongo – a riassumere il senso delle celebrazioni che hanno animato la
piazza su cui si affaccia il Museo della Fine della Guerra, proprio a due anni dalla sua inaugurazione.
Ed è così che la cittadina passata alla storia per essere stata il luogo in cui sono tramontate le ultime speranze del Duce ha deciso di ricordare – con qualche giorno di anticipo – l’anniversario
della Liberazione, unendo diverse generazioni nel nome di uno spirito unitario e indelebile. 

Non è un caso che tutti gli interventi si siano soffermati sulla presenza importante di quei giovani
volti, così puri se confrontati con quelli scavati dal tempo e dai ricordi carichi di sofferenza degli anziani seduti nelle prime file, pronti ad essere chiamati a ritirare una speciale onorificenza al
termine della mattinata. Si trattava infatti di civili deportati in Germania dopo la firma dell’armistizio del settembre ’43: una pagina di storia passata troppe volte in secondo piano, tanto
da inserirsi in quella che spesso viene definita “Resistenza dimenticata”, ma che l’Amministrazione comunale di Dongo ha deciso di ricordare in due modi. Oltre agli attestati consegnati ai deportati ancora in vita e ai parenti degli altri civili e militari internati (individuati con la collaborazione del Centro Studi “Schiavi di Hitler” e attraverso le indicazioni di tutti i Sindaci dei paesi appartenenti alla Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, di cui il Sindaco di Dongo è Presidente), è stata allestita nello stesso luogo che ospita il Museo (Palazzo Manzi) una mostra dedicata proprio a questa tematica.
La piazza gremita è stata chiamata a riflettere sull’importanza di quel periodo storico – non privo di affinità con il presente, e di cui fare tesoro per il futuro – da tutti i rappresentanti delle
Istituzioni che hanno preso la parola: Maurizio Verona, Sindaco di Stazzema, che nella frazione di Sant’Anna ha vissuto uno dei più atroci crimini nazisti, apprezzato per l’orgoglio con cui ha
illustrato il progetto di istituzione del Parco Nazionale della Pace e per l’emozione con cui ha chiamato le giovani generazioni a «raccogliere il testimone del passato perché certi fatti non si
ripetano più nella storia»; il Prefetto di Como, dott.Bruno Corda; l’on. Mauro Guerra, il Sottosegretario Ugo Parolo e la Presidente Maria Rita Livio in rappresentanza rispettivamente di Parlamento, Regione Lombardia e Provincia di Como; il presidente ANPI Lombardia Tullio Montagna; il Presidente del Centro Studi “Schiavi di Hitler”, nonché curatore della mostra visitabile presso Palazzo Manzi fino al 1º maggio, prof. Valter Merazzi; infine i Direttori dei Musei della Rete “Paesaggi dalla Memoria”, che comprende anche il Museo donghese ed è giunta al
terzo anniversario dalla fondazione.
Una mattinata ricca di emozioni, suscitate anche dalle esibizioni del Coro CAI e del Corpo Musicale cittadino, che è poi proseguita nel pomeriggio con un convegno storico-culturale sul tema de “La Resistenza, la Deportazione e la Liberazione in Europa”.
Ed ecco che il progetto ambizioso di cui ha parlato il Sindaco di Dongo Mauro Robba nel discorso di apertura ha cominciato a prendere forma: «trasformare Dongo, con la sua piazza “teatro di
eventi consegnati alla Storia”, per un paio di giornate del mese di aprile di ogni anno nella piccola capitale di studi storici dedicati agli eventi connessi alla Guerra di Liberazione» è un traguardo
raggiungibile. E le “prove generali” di quest’anno accrescono la fiducia e le speranze di chi crede profondamente che non vi possa essere futuro senza una degna memoria del passato.




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