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Pubblicato il 06.05.2014 - ore 08:10
 
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Fiorello Provera conclude con soddisfazione i cinque anni al Parlamento Europeo

Alla vigilia della conclusione del suo mandato di europarlamentare, iniziato poco meno di cinque anni fa dopo essere stato eletto nella lista della Lega Nord per la I Circoscrizione Italia Nord Occidentale, Fiorello Provera oggi ha incontrato i giornalisti della provincia di Sondrio per parlare, attraverso di loro, ai suoi convalligiani, ai 17.857 che gli hanno espresso la loro preferenza (su un totale complessivo di 27.708) e a tutti gli altri, alle persone che sono dietro ai numeri di cinque anni fa, quando stava per concludere il suo quinquennio alla guida dell’ente Provincia.


Un bilancio personale positivo il suo, “perché ho fatto tutto ciò che potevo fare”, nell’auspicio di aver soddisfatto le aspettative degli elettori. Provera ha iniziato da quanto aveva concordato con Umberto Bossi al momento della candidatura: sdoganare la Lega dall’ambito localistico, dare spazio agli interessi della montagna. Per raggiungere il primo obiettivo ha intessuto relazioni con importanti partiti quali il Pfo austriaco di Heinz-Christian Strache, il Front National francese di Marine Le Pen e l’israeliano Likud, arrivando a creare una fondazione, Feld, quale luogo di discussione politica, di cui rimarrà presidente anche al termine del suo incarico di europarlamentare. Per difendere gli interessi della montagna e dei cento milioni di cittadini europei che la abitano e per varare una specifica politica per queste aree ha fondato l’Intergruppo Montagna e fatto approvare a larghissima maggioranza una risoluzione che ha portato per la prima volta nell’aula di Strasburgo la voce della montagna.


Da vicepresidente della commissione Affari esteri, una delle più strategiche del Parlamento europeo, si è impegnato per far comprendere la straordinaria importanza della politica estera che risulta fondamentale in due ambiti specifici: l’energia e l’immigrazione. Per la prima, per avere la garanzia di forniture stabili durante le crisi diplomatiche; per la seconda, per frenare un esodo che sta mettendo a dura prova il nostro Paese. Per entrambe è necessario avere relazioni buone e costruire alleanze.


Interrogato sul motivo della sua mancata ricandidatura, ha risposto con schiettezza: “Non mi sono candidato perché in dissenso con alcune posizioni del segretario federale Matteo Salvini, in particolare sul ‘no euro’. Si può vivere in piedi o in ginocchio, io ho scelto di vivere in piedi”. Ha aggiunto che la prossima legislatura, con l’atteso arrivo di un 30% di euroscettici, rappresenta una straordinaria occasione per cambiare le istituzioni europee e per dare più potere ai popoli, dipenderà dagli eletti, oggi c’è troppa burocrazia e il Parlamento europeo non è in grado di tradurre la volontà dei popoli, concludendo: “Io sono per l’Europa dei popoli”.










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