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Pubblicato il 07.12.2009
 
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Il sindaco di Gerola Alta torna sul caso Bitto: 'Chiarimenti e informazioni'

Fabio Acquistapace: 'Serve fare chiarezza su un argomento che per troppo tempo è stato sottovalutato e frainteso'.

Dopo avere letto negli ultimi due mesi i vari articoli, commenti, siti internet, blog ecc. riguardo alla vicenda del Bitto e nonostante non sia nelle mie abitutidini chiacchierare ma piuttosto fare fatti concreti a sostegno del territorio che amministro, mi vedo costretto ad intervenire quale massimo rappresentante del territorio di Gerola Alta per cercare di porre un minimo di chiarezza rispetto ad un argomento che per troppo tempo è stato sottovalutato e frainteso rispetto alla sua importanza sia economica che ambientale.

Credo che sia giusto portare alla conoscenza di tutti i fatti concreti di questa vicenda ma sopratutto alcuni dati storici incontrovertibili che molti ignorano o vogliono ignorare al solo fine di creare confusione e incertezza su tutta la vicenda, in merito invece alle menzogne scritte da "anonimi ben conosciuti" che non hanno il coraggio delle loro azioni o di firmarsi in anonimi articoli, oltre che smentirle con le parole che vado a scrivere sono certo che verranno smentite dalla storia che si scriverà nei prossimi anni (chi semina vento raccoglie tempesta).

Ora senza entrare nel dettaglio degli avvenimenti succeduti negli anni mi preme però sottolineare il pressapochismo e la superficialità dimostrata in fase di approvazione della DOP (1996) sia da parte del costituendo consorzio, dalla camera di commercio e dagli stessi produttori storici allora non adeguatamente rappresentati dalle istituzioni locali che dovevano ben comprendere l'importanza del problema e pretendere in quella fase di approvazione del disciplinare una chiara distinzione fra il Bitto delle zone di origine e il "nuovo Bitto" che si sarebbe andati a produrre nel resto del territorio Valtellinese dove peraltro si produceva, fino all'estensione del marchio "Bitto", un buon formaggio grasso d'alpe, con la conseguenza che oggi in tutta la Valtellina ci troviamo ad avere abbandonato le produzioni tipiche degli alpeggi valtellinesi in cambio della produzione di un Bitto di scarsa qualità.
Infatti mi preme solo ricordare che la tecnica di produzione di vero Bitto, così come avviene da secoli e come peraltro riportato in diversi documenti dell'archivio comunale e parrocchiale di Gerola, non si

improvvisa semplicemente applicando un disciplinare ma deriva da tradizioni secolari e non può prescindere dai seguenti metodi di produzione:

- Effettuazione del pascolo turnato con ferma della mandria in ogni stazione (calec) per un massimo di quattro giorni in modo da garantire un completo e capillare sfruttamento del pascolo con relativa concimazione naturale dello stesso anche mediante spanditura manuale dello sterco su tutto il territorio pascolato (quindi niente concentrazione della mandria in poche zone dell'alpeggio che inevitabilmente vengono gegradate).

- Alimentazione delle bovine con le sole essenze spontanee del pascolo senza aggiunta di integratori alimentari (quindi divieto assoluto di uso di integratori e mangimi).
- Aggiunta al latte di vacca intero del 15-20% di latte di capra orobica (della Valgerola).

- Caseificazione a caldo nei "calec" entro trenta minuti dalla mungitura.
- Divieto dell'uso di fermenti selezionati (quindi abilità, esperienza e passione del casaro sono indispensabili)

  Appare evidente che queste metodologie che si tramandano da secoli non possono essere improvvisate o inventate solo per avere una maggiore produzione, bisogna solo riconoscere con assoluta chiarezza che esistono due metodi di produzione e quindi due prodotti che peraltro il

consumatore attento ha già individuato e scelto.

  Per ulteriore chiarezza rispetto alle menzogne scritte negli ultimi tempi riguardo alla agricoltura in genere nelle Valli del Bitto credo sia doveroso fare le seguenti precisazioni:

- La politica agricola della amministrazione che rappresento ha sempre ritenuto prioritario e di fondamentale importanza il mantenimento e il potenziamento degli alpeggi sia comunali che consortili anzitutto con sostanziosi interventi economici di miglioramento delle strutture (700.000-800.000 euro spesi negli ultimi 7 anni per i quattro alpeggi di proprietà comunale), sia con affitti molto agevolati (2.000-3.000 euro anno per alpeggio) ma con regolamenti e contratti molto severi (vedi disciplinare di produzione storico allegato al contratto) al fine di garantire il corretto caricamento degli alpeggi (pascolo turnato) e quindi una puntuale salvaguardia e manutenzione del territorio.

- Ad oggi i quattro alpeggi comunali e i cinque alpeggi consortili presenti sul territorio del comune (aderenti alla "Associazione produttori valli del Bitto" che conferiscono il prodotto nel centro del Bitto di Gerola) sono tutti dotati di acquedotti, casere e baite ristrutturate oltre a 2-3 postazioni fisse di lavorazione "perchè così vuole la legge" !!!!


   I risultati conseguiti in questi anni ci confortano e ben ci fanno sperare per il futuro infatti gli alpeggi del territorio di Gerola (9 alpeggi) sono tuttora tutti caricati con una potenzialità in capi da latte di poco inferiore (20% in meno) rispetto ai dati degli anni 60-70 (questo è un dato concreto);

  Riguardo alla presunta esistenza negli anni passati della latteria a Gerola informo che la stessa non è mai esistita per il semplice motivo che storicamente le numerose piccole aziende agricole che fino agli anni 60-70 risultavano censite a Gerola, contrariamente agli altri comuni delle valli del Bitto, (Albaredo, Bema, Rasura) hanno da sempre effettuato la transumanza fra i territori di Cosio, Piagno, Delebio, e Piantedo durante il periodo invernale, le selve e i territori di media montagna in tardo autunno-primavera, i maggenghi di Gerola in primavera-autunno, gli alpeggi in estate, tanto è vero che a Gerola non è mai esistita una latteria sociale seppure il territorio goda di riconosciute e rinomate tradizioni agricole e zootecniche (dato inconfutabile).

  Bisogna anche rimarcare un dato storico significativo e cioè che dopo gli anni 60-70 a seguito del disastroso spopolamento dei territori di montagna (il comune di Gerola passa da 1400 residenti a 300) e del repentino cambiamento delle condizioni economiche e sociali, anche le piccole aziende agricole hanno trasferito i censi nei comuni di Cosio, Delebio e Piantedo, in seguito le piccole aziende che caricavano gli alpeggi nel periodo estivo sono quasi del tutto sparite in cambio della nascita di aziende di discrete dimensioni che continuano a caricare gli alpeggi di Gerola non più in modo consorziato ma individualmente.

  Inoltre le stesse aziende che caricano i nostri alpeggi oggi provvedono nel periodo estivo allo sfalcio dei prati di Gerola e delle sue frazioni trasportando in pianura il fieno prodotto che viene usato nel periodo invernale, è quindi falso affermare che i prati di Gerola sono abbandonati, è più onesto dire che c'è stato un fisiologico avanzamento del bosco quantificabile in un 30-40% (per le ragioni esposte sopra) del territorio a prato e che comunque il comune di Gerola sta impedendo l'avanzamento del bosco anche con contributi a favore di aziende e privati che sfalciano (e sono tanti).

  Pertanto credo di poter affermare con assoluta certezza che questo territorio e tutti i suoi alpeggi aderenti alla "Associazione produttori valli del Bitto" hanno intrapreso un percorso virtuoso ed economicamente sostenibile in quanto oggi i nostri alpeggi continuano ad essere caricati con metodi tradizionali e i caricatori sono remunerati adeguatamente in quanto il prodotto viene pagato all'origine 16 euro al chilo contrariamente agli alpeggi del resto della Valtellina dove constatiamo un prezzo di acquisto alla fonte di molto inferiore.

    Più in generale sulla politica agricola Valtellinese degli ultimi trenta anni credo si possa solo stendere un velo pietoso o quanto meno fare delle considerazioni critiche rispetto ad una sciagurata rincorsa verso un sistema di zootecnia intensiva e quantitativa pensando di competere con le grosse aziende della pianura padana invece di perseguire una politica di incentivazione della zootecnia di montagna, anche con politiche di qualificazione e istruzione delle piccole e medie aziende familiari

favorendo un sistema di allevamento non intensivo e produzioni di qualità.

  Per quanto riguarda i luna park (centro del Bitto) che alcuni sprovveduti dicono sia stato realizzato a Gerola e fortemente voluto dal sottoscritto assieme alla "Associazione produttori valli del Bitto" e finanziato per 3/4 con fondi pubblici-comunali e per 1/4 con fondi della società "Valli del Bitto Trading" (società costituita per la maggior parte da  imprenditori locali che credono in un grande progetto di territorio e con fini puramente etici che ringrazio pubblicamente per l'impegno economico prestato sia per la realizzazione della struttura che per garantire il ritiro del formaggio ad un prezzo di 16 euro che possiamo ritenere sufficiente per i produttori che infatti ringraziano), ritengo che  la realizzazione dello stesso sia stato per il nostro territorio il più importante progetto mai messo in atto sia in termini di economia per il territorio che di sostegno alla filiera produttiva alpeggio-territorio-prodotto di eccellenza e non una cattedrale nel deserto (come alcune realizzate in altri comuni con i soldi di tutti i contribuenti) e come alcuni sprovveduti sostengono per i seguenti semplici motivi:

- Piano finanziario solido con partecipazione di privati investitori (Valle del Bitto Trading) per la realizzazione della struttura con conseguente garanzia di apertura e gestione economicamente autosufficiente per i prossimi venti anni (durata dell'affitto);

- Certezza di approvigionamento del prodotto in quanto sul territorio è da ritenere oramai garantita la monticazione degli alpeggi con conseguente garanzia di produzione e stoccaggio di prodotto nella casera di stagionatura (che in troppi ci invidiano) che può accogliere fino a 4000 forme principalmente da invecchiamento;

   Creazione di un punto di eccellenza gastronomico con relativo spaccio di prodotti tipici che ha consentito la creazione di due posti di lavoro fissi oltre ad occupazioni saltuarie che per Gerola rappresenta una considerevole inversione di tendenza rispetto ad una economia continuamente in calo registrata fino a pochi anni orsono (ricordo che le valli del Bitto sono riconosciute quale "Presidio Slow-Food" ed esempio internazionale di biodiversità);

- Creazione di nuovi uffici comunali e gestionali sia del museo del Bitto che dell'ecomuseo della Valgerola di recente costituzione con conseguente ottimizzazione dei servizi alla popolazione e al territorio in genere;

- Realizzazione di sala conferenze e auditorium per 200 persone anche in prospettiva di conferenze e corsi di approfondimento già garantiti da accordi con università e centri di ricerca oltre che punto di aggregazione per cittadini, enti e associazioni di volontariato;

- Più in generale una struttura che rappresenta per il futuro un polo di attrazione delle tecnologie casearie e zootecniche riferite all'alpeggio oltre che punto di eccellenza enogastronomico e quindi motivo di richiamo per addetti ai lavori o semplici amanti della qualità alimentare e ambientale con conseguente potenziamento dell'offerta turistica della vallata.

  In conclusione appaiono veramente incomprensibili le preclusioni e gli atteggiamenti di contrapposizione rispetto ad un progetto "Bitto valli del Bitto" che nonostante le incresciose vicissitudini che hanno caratterizzato la querelle negli ultimi 15 anni, volge per quanto ci riguarda verso una possibile soluzione semplicemente facendo tre semplici gesti da parte delle istituzioni e del mondo agricolo valtellinese:

1) Impegno da parte delle istituzioni per l'ottenimento della sottodenominazione geografica (Bitto Valli del Bitto) che indica chiaramente la zona di origine del prodotto storico (ora anche Presidio Slow Food) e che appare ora possibile anche in considerazione di precedenti in altre zone.

2) Riconoscimento del "Centro del Bitto" quale punto di eccellenza di un prodotto che rappresenta la Valtellina nel mondo grazie alla promozione fatta dalla società che lo gestisce.

3) Riconoscimento della "Associazione produttori Valli del Bitto" quale organismo autonomo all'interno della DOP che garantisca la qualità del bitto storico e una remunerazione adeguata per i caricatori degli alpeggi delle Valli del Bitto.

  Mi permetto inoltre di suggerire che il riconoscimento come sopra della produzione di eccellenza costituisca un insostituibile traino economico e commerciale anche per la produzione di Bitto di inferiore qualità, (ricordo solo che il bitto "Valli del Bitto" è ospite fisso nelle maggiori manifestazioni e fiere internazionali dei formaggi e prodotti che rappresentano la biodiversità) questo anzitutto per chiarezza verso i produttori onesti ma principalmente verso il consumatore.

  Agli amici caricatori di due alpeggi di Albaredo che alcuni anni orsono sono stati costretti dal loro sindaco ad uscire dalla "Associazione produttori valli del Bitto" (questa è la vera verità) dico solo che quando vorranno rientrare nella associazione saranno accolti a braccia aperte, ricordo solo per cronaca che già attualmente gran parte degli alpeggi di Albaredo sono parte della associazione di Gerola e sono ben contenti di farne parte.

  Ci venga detto inoltre con estrema chiarezza se gli enormi sforzi che tutti assieme stiamo facendo per il nostro territorio (Amministrazione comunale, Associazione produttori, Ecomuseo della Valgerola  e popolazione tutta) sia da considerare un semplice passatempo domenicale oppure più verosimilmente non sia da considerare un gravoso impegno oltre che orgoglioso attaccamento alle proprie origini e tradizioni.

  Questo quanto dovevo personalmente per chiarezza e obbiettività rispetto a un problema che con poca buona volontà e ragionevolezza potrebbe essere risolto in breve tempo, mi scuso per le troppe parole scritte ma erano indispensabili per informare l'opinione pubblica sperando che da ora in avanti prevalga la ragionevolezza e la verità invece dei rancori e del livore personale di alcuni.


Il sindaco di Gerola Alta

geom. Fabio Acquistapace


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  4 commenti    
4
Per il commento n° 4
Aggiunto il 10.12.2009 da GG

Queste "4 forme di formaggio" sono in fondo una delle poche attivita' che rendono visibili le Valli del Bitto, non ci sono industrie, c'e' solo un po' di turismo e gente che si riversa ogni giorno a fondovalle per lavorare, qui in Valle la montificazione e' sinonimo di gestione e tutela del territorio, non fatto dalle istituzione, ma da chi con le proprie mani effettua le opere necessarie al mantenimento della zona. ...inoltre le "4 forme di formaggio" con l'approvazione del DOP non sono piu' quattro, ma sono diventate centinaia e oltre...e se siamo diventati ridicoli e' semplicemente perche' si e' cercato di estendere una produzione tipica al resto del territorio valtellinese...e ora si ha modificato ulteriormente la tipicita' modificando le norme che regolano la produzione... Se il Suo reddito derivasse dalle "4 forme di formaggio" non sarebbe una guerricciola, ma sarebbe motivo dell'esistenza della Sua azienda agricola. Cordialmente


3
Facciamola finita
Aggiunto il 09.12.2009 da maurizio

BASTA E FACCIAMOLA FINITA CON STE GUERRICCIOLE DI CHI è PIù BRAVO AFARE E A TUTELARE. SIAMO DIVENTATI RIDICOLI OVUNQUE PER 4 FORME DI FORMAGGIO. I GIORNALI NON HANNO DI MEGLIO DA SCRIVERE? BASTA CON STI PERSONAGGINI VANITOSI CHE FANNO TEATRINO, MA NON SI VERGOGNANO? NON NE POSSIAMO PIù DI QUESTE POLEMICHE BITTO E NON BITTO, SIAMO VERAMENTE E SONO VERAMENTE RIDICOLI. maurizio r.


2
bravo
Aggiunto il 08.12.2009 da sacrifiCarlo

e bravo il sindaco di gerola! alle arroganti insinuazioni di chi si piega al potere della moneta, si risponde precisamente e coerentemente. le parole d'ordine sono: NO ai fermenti, NO ai mangimi, SI al rispetto di chi mantiene il bitto come un prodotto storico di qualità unica, senza farlo scadere a livelli industriali, come qualcuno tenta di fare. il bitto non diventerà come la fontina!


1
Concordo e aggiungo...
Aggiunto il 07.12.2009 da GG

Purtroppo personalmente ritengo che e' stata messa in atto da molti una politica di produzione intensiva pero' cercando di arrivare sul mercato caratterizzandosi per produzione artigian-biologica... questo sicuramente danneggia i produttori storici e tutti coloro che lavorano ricercando quella qualita' e quella unicita' che dovrebbe essere ispiratrice di tutto il "sistema valtellina". Mi piace anche sapere che il caricatore d'alpe riceve una cifra discreta sul formaggio prodotto, in quanto troverei ingiusto se gli utili maggiori li ricevesse chi commerciasse il formaggio o facesse da intermediario..


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