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Pubblicato il 15.09.2010
 
Categoria: BORMIO - LIVIGNO | ATTUALITA'  
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In libreria la riedizione de 'Le ali dell'angelo'

La storia della figlia dell'ultimo comandante del dorte di Oga.

E' uscita in libreria la riedizione del libro di IDEALE CANNELLA, LE ALI DELL'ANGELO (1ª edizione Gastaldi Editore in Milano, 1957).
 Ideale Cannella, più nota come "Scrittrice della Resistenza", in quest'opera narra invece i ricordi della sua infanzia, a Bormio (So) dove si era trasferita con la famiglia in quanto il padre Annibale era il Comandante del Forte di Oga di Valdisotto (So). Il racconto si chiude con la fine della Prima Guerra mondiale. Libro scritto per i "ragazzi" (per tale sezione ricevette Segnalazione d'onore al Concorso Nazionale Gastaldi 1956), costituisce un documento di inestimabile valore storico per tutti. Il volume, nella nuova edizione LABOS 2010, è arricchito da illustrazioni in quadricromia (a scopo documentaristico e pedagogico-divulgativo) e da una Postfazione di Carlo Trotalli, attuale custode del Forte di Oga, che ha curato la riedizione per LABOS Editrice. 


LABOS Editrice
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Ideale Maria Cannella (1908 – 1977) in questo libro narra la sua infanzia durante la prima guerra mondiale, quando la famiglia si trasferì a Bormio e soggiornò a palazzo Nesini. Terminati gli studi, divenne insegnate all'età di 16 anni. Trasferitasi a Grosio, dopo l'8 settembre 1943 aiutò prontamente i suoi ex allievi, ormai soldati sbandati, a prendere la via della montagna e confluire nelle formazioni partigiane. Per questa sua attività, il 7 settembre del 1944 venne arrestata dai nazifascisti; la popolazione di Grosio che tanto aveva aiutato, appresa la notizia, fece subito circolare una voce: suo fratello sta scendendo dalla montagna coi suoi partigiani per liberarla. La notizia era falsa, ma il presidio fascista di Grosio cadde immediatamente nel panico; Ideale rimasta sola nella stanza in cui il comandante la stava interrogando, approfittando del parapiglia generale, senza lasciar trasparire alcuna emozione uscì, scese le scale e si allontanò senza che alcuno la fermasse. Subito aiutata dalla popolazione, confluì nelle formazioni partigiane prima sul Mortirolo quindi in Val Grosina, dove si impegnò come infermiera. Fu condannata a morte in contumacia dai tribunali fascisti della Repubblica Sociale con l'ordine che fosse fucilata immediatamente, ovunque fosse stata trovata.

I partigiani le diedero l'affettuoso nome di battaglia “Mati” che in lingua jugoslava significa “piccola mamma”. L'8 febbraio 1945, con il medico e un ferito grave incalzati da un rastrellamento, si trasferì in Svizzera e la sua permanenza coi profughi di diverse nazioni nei campi di concentramento svizzeri è narrata nel libro Umanità (1950). Dalla Svizzera cercò di rimettersi in contatto con i partigiani rimasti in Valtellina, ma la corrispondenza venne intercettata. Il suo carisma attirò subito l'attenzione di Emil Straub, ufficiale dei servizi segreti svizzeri, che le propose, per conto del Territorial Kommando di Zurigo, di collaborare al fine di stabilire un contatto fra l'Alto Kommando militare elvetico e la Missione Americana aggregata alla Brigata partigiana “Stelvio” di stanza a Livigno. Come agente del controspionaggio elvetico assunse la nuova identità di Mati Blauer e in questa veste organizzò l'abboccamento fra elvetici partigiani e ufficiali americani all'Hotel Sport di Zernez. Sempre a firma Mati scrisse sul Giornale del Popolo di Lugano alcuni articoli dal titolo “Valtellina Eroica” ove narra il tragico eccidio fascista di Vervio. Anche in Svizzera i fascisti sulle sue tracce cercarono invano di eliminarla. Nel dopoguerra Ideale Cannella continua l'attività giornalistica: nel 1951 è fondatrice e direttrice dell'Eco delle Valli, nonché corrispondente Rai per la provincia di Sondrio. Anche gli altri suoi libri sono improntati sui fatti vissuti nella guerra partigiana: Urla il vento - Infuria la bufera (1946), Ciao, ragazzi. Racconti per ragazzi (1964), Le voci (1970). Assieme ai numerosi articoli, come “Donne grosine, partigiane senza brevetto” (Patria indipendente, 1963, nn. 1 e 2) e“La Prima divisione Alpina nella Resistenza in Valtellina”, le valsero numerosi riconoscimenti e onorificenze accademiche e l'appellativo di “Scrittrice della Resistenza”.

La veracità è l'apprezzata caratteristica dei suoi lavori, tutti impregnati di un profondo contenuto “sapienziale”.




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