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Pubblicato il 24.11.2010
 
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La salamandra al palazzo Pestalozzi di Chiavenna

Venerdì 3 dicembre verrà proiettato un documentario sulla riscoperta dell'amianto.

Durata dell'evento: il 24/11/2010

Candida Lena Perpenti
La nuova proposta del Centro di studi storici valchiavennaschi non è così peregrina come potrebbe a prima vista sembrare. Venerdì 3 dicembre, alle ore 17,30, nel salone di palazzo Pestalozzi a Chiavenna sarà proiettato il documentario "Sulla tracce della salamandra", dove però la salamandra non è il noto anfibio colorato, ma l'amianto. È successo infatti che questo discusso e singolare minerale, già utilizzato da Persiani e Romani per avvolgere i cadaveri da cremare, fu ritenuto la "lana della salamandra" che, così ricoperta, potrebbe sfidare il fuoco senza subire danni.


IL FILM

Il documentario storico-antropologico, della durata di circa un'ora, realizzato per il Comitato scientifico lombardo del Cai a cura di Mauro Ferrari e con la regia di Pino Brambilla, è stato presentato in anteprima un anno fa a Sondrio per la 23ª Mostra internazionale dei documentari sui parchi ed ora viene riproposto a Chiavenna da dove sul finire del '700 è ripartita la filatura dell'amianto.


FILARE L'AMIANTO

Si deve infatti a Candida Lena-Perpenti, nata a Chiavenna nel 1764 dal padre medico Sebastiano Medina-Coeli oriundo di Lecco e da una Battistessa di Gordona, la riscoperta del sistema di filare l'amianto per farne abiti ignifughi per pompieri. Cominciò ad appassionarsi alle scienze naturali nello studio del padre, completando gli studi a Como. Sposata con il notaio Bernardino Lena-Perpenti, si trasferì a Pianello sul Lario ed ebbe ben 15 figli in 21 anni. Ciò nonostante, trovò il tempo e la passione per dedicarsi a una intensa attività scientifica. Durante una visita al museo di storia naturale di Como fu attratta da un fuso carico di filo d'amianto, proveniente da Ercolano. Dopo vari tentativi escogitò un pettine con cui svolgere e filare l'amianto della Valmalenco. Un paio di guanti da lei realizzati furono donati al viceré Eugenio Beauharnais, figlio della prima moglie di Napoleone, il quale contraccambiò con una collana e pendenti d'oro, oggi conservati al museo civico di Como. Nel 1806-7 ebbe dall'istituto di Francia e di Milano medaglie d'argento e d'oro. L'anno prima la Lena-Perpenti aveva confezionato un libro con carta ignifuga e stampato con un inchiostro resistente al calore, da lei ideato con vetriolo di ferro e manganese in polvere. A lei si deve anche una scoperta botanica: nel 1816 trovò a Cortenova in Valsassina una campanella, fino allora sconosciuta, che prese il suo nome.

Nella sua lunga vita - morì nel 1846 a 82 anni di età - si spese per la diffusione della vaccinazione antivaiolosa, che praticò sui figli e poi sui bambini di Pianello e dintorni.


LA STORIA

Di questo e dei cavatori della Valmalenco, che a partire dall'Ottocento si dedicarono alla estrazione dell'amianto o asbesto, tratta l'avvincente documentario, che sarà proiettato a palazzo Pestalozzi di Chiavenna, presenti il regista Pino Brambilla e l'ing. Flaminio Benetti. Il filmato ripercorre, tramite il racconto di un ex cavatore della valle, quella vita di sacrificio e di fatica per cavare lo strano minerale, la cui lavorazione - come è noto - dal 1992 è stata abbandonata, essendo il materiale ritenuto cancerogeno.






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