Stefania Sbarra: «L’uomo sa essere anche malvagio»
Nel blog «amici animali» tutti i lunedì verranno pubblicate le testimonianze di questa crudeltà.
Ogni lunedì, chi lo vorrà, potrà guardare una foto, sapendo da oggi che quell'immagine non sarà accompagnata da un prologo e da un epilogo.
La foto del lunedì sarà lì, sola, senza parole, nella sua realtà a spianarci la strada verso la conoscenza di una fetta d'Italia. Basterà guardare quella foto, per capire non ci sarà bisogno del lavoro dell'articolista, sarà la sensibilità di ciascuno a interpretare il messaggio che di volta in volta prenderà forma sulla pagina.
La foto del lunedì sarà malvagia, non conoscerà misericordia, non avrà pietà, non proverà rispetto, non elargirà amore. Non potrà scandalizzare perché non è altro che una rappresentazione di quello che l'uomo sa anche essere.
L'uomo, sa essere anche malvagio, sa anche scordare pietà e misericordia, sa anche essere irrispettoso, sa anche non amare.
La foto del lunedì non dovrà suscitare sdegno verso l'autore dello scatto, bensì verso l'autore materiale degli effetti su quanto fotografato. Quella muta testimonianza, possa rendere giustizia a quelle "povere cose".
Giustizia sana, fatta di conoscenza che ogni scelta irresponsabile, ogni azione malsana, ogni atto di omertà, produce orrore e non basta girarsi dall'altra parte perché esso scompaia. Rimane lì!
Certo, quell'orrore si può interpretare maggiormente negli occhi di un cane abbandonato, approdato in un canile lager del sud, dove un connubio di politica e mafia di decennale portata ha imbastito un business d'importanza strategica, ma quel connubio si è generato da anni di abbandoni di creature senzienti sulle autostrade italiane.
Certo, quell'orrore si può interpretare maggiormente negli occhi di un cavallo agonizzante dopo una rovinosa caduta nel frastuono di un palio qualsiasi, ma quell'agonia ogni anno si ripete perché una barbara tradizione contempla anche la morte di un animale oltre allo sfinimento per guadagno e sollazzo umano.
Certo, quell'orrore si può interpretare maggiormente negli occhi di un pesciolino catturato dalle manine di un bimbo sotto lo sguardo compiacente della mamma e del papà e messo dentro ad un secchiello sotto un sole rovente, ma quella lenta terribile morte sistematicamente si ripete perché insieme al latte materno non si trasfonde nella nuova vita il senso universale del rispetto.
Causa ed effetto dunque. Un triste lasciapassare, unito alla indifferenza e collusione della nostra classe politica, per tutti i Cicerale dell'italico suolo.
Stefania Sbarra