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Pubblicato il 27.01.2012 - ore 12:05
 
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Tradizioni. A Bormio si saluta l'inverno con l'Ors fora de la tana

Durata dell'evento: dal 31/01/2012 al 02/02/2012

L’inverno sta cedendo il passo al clima più mite. La giornate si allungano, i raggi del sole sono un po’ più caldi e anche se la neve ricopre ancora Bormio, il suo manto diviene ogni giorno più sottile. Tutto questo ci dice che il vero freddo, quello che ci tiene rinchiusi in casa, sta perdendo la sua forza a favore dei primi timidi segni della bella stagione.

Un momento da festeggiare, oggi come un tempo. Se ora noi accogliamo con il sorriso la primavera che a poco a poco si avvicina, in un passato non troppo lontano la fine di gennaio rappresentava un importante traguardo per tutte le famiglie contadine che vivevano dei frutti della propria terra.


LA TRADIZIONE

Gennaio, il mese più lungo e freddo, poteva incidere significativamente sulle cataste di legna e sulle scorte alimentari accumulate nelle dispense. Proprio per questo Bormio salutava chiassosamente il suo ultimo giorno: il rumore delle raganelle prima e delle scatole di latta poi, era un invito all’allegria e alla speranza; la vita diventava un pochino più facile, la terra si preparava a regalare nuovi frutti, la neve si ritirava permettendo agli uomini di raccogliere nuova legna nei boschi.

La rumorosa e allegra tradizione di L’è fora Geneiron, che ancora oggi vede al calar della luce del giorno i ragazzi del paese riversarsi mascherati nelle strade al suono dei campanacci e dei barattoli di latta, aveva quindi lo scopo di salutare il clima rigido che li stava abbandonando e di risvegliare la terra. In realtà Glicerio Longa ci ricorda che in passato L’è fora Geneiron veniva celebrato con modalità differenti : “la sera dell’ultimo dì di gennaio, quando il freddo è più intenso, si usa dai ragazzi far uscire all’aperto – con qualche pretesto – alcuno dei vecchi del paese accolto con la frase che si grida in coro, accompagnando le grida con strepito di campanacci e corni di capra: l’è fora geneiron!” .


GLI ORSI

Lo stesso rituale canzonatorio veniva riproposto, così come avviene oggi, il 2 febbraio per l’Ors fora de la tana. Un tempo si raccontava che il secondo giorno di febbraio gli orsi si risvegliassero dal letargo per appurare le condizioni climatiche e decidere se proseguire nel lungo sonno o dare inizio alla propria fase attiva. Da qui, la tradizione tramandata tra gli adulti, di far uscire dalla propria abitazione amici e parenti, facendo simulare loro il plantigrado che lascia per la prima volta il proprio rifugio dopo il lungo inverno.

I due rituali, che celebravano il risveglio della natura e il ritorno all’operosità, ci ricordano lo stretto legame che univa i nostri antenati alla terra, unica fonte di sostentamento prima dell’avvento del turismo. Cose d’altri tempi? Forse. Tuttavia è bene ricordare che, a dispetto della profonda trasformazione del tessuto socio-economico verificatasi nel bormiese nella seconda metà del XX secolo, la relazione e dipendenza tra la popolazione locale e l’ambiente in cui vive continua a persistere: se il nostro sostentamento non è più strettamente legato ai frutti dei campi, il territorio che ci ospita con le sue risorse ed attrattive continua ad essere il principale motore dell’economia turistica su cui si basa il Bormio.


Fonte: ufficio stampa





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