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Pubblicato il 25.03.2011 - ore 16:02
 
Categoria: LARIO OCCIDENTALE | ATTUALITA'  
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Val d'Intelvi, lo storico Rifugio Binate resta chiuso

La vicenda esemplare di un destino che pesa sul futuro di molti rifugi lariani.

Foto di archivio
Con l’arrivo della primavera riprendono le passeggiate in montagna e si dà avvio ai tanti programmi escursionistici degli appassionati camminatori. I monti attorno al Lario sono da sempre luoghi ideali per itinerari piacevoli dalle ampie vedute sul bacino lacustre sottostante.

RIFUGIO BINATE: BENE TRASFERIBILE

Una delle mete storiche del trekking lariano, però, questa stagione non potrà offrirsi quale punto d’arrivo o d’appoggio per gli escursionisti. Si tratta del Rifugio alla Colma di Binate (1200 metri), nel comune di Schignano, in Valle d’Intelvi. La struttura è finita nell’elenco dei beni immobili dello Stato definiti “trasferibili” a seguito dell’approvazione nel 2010 del federalismo demaniale (D.Lgs.n. 85/2010) che individua e attribuisce a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni parte del demanio pubblico. “Per far cassa, in vista del cambio di proprietà, è stato richiesto un affitto triplo rispetto a quello indicizzato, pagato negli ultimi quattro anni”, questo denuncia il presidente Vinicio Verona della Sezione CAI di Cantù che aveva in gestione il Rifugio, sulle pagine dello Scarpone, la Rivista ufficiale del Club Alpino Italiano.

LA STORIA SIMILE A TANTE ALTRE

Il Rifugio Binate è una ex-caserma di confine della Guardia di Finanza. Si tratta di un edificio a tre piani collocato in una posizione centrale dei monti intelvesi che permette splendidi itinerari quali la traversata verso il Rifugio Prabello (sulla Via dei Monti Lariani) oppure la salita all’isolata piramide del Sasso Gordona. Sui monti lariani sono moltissimi i rifugi ricavati all’interno di caserme dismesse della GdF che controllava i confini nei periodi del contrabbando. Tra questi, nello stesso elenco dei beni trasferibili, rientrano anche: Rifugio Murellli (Carate Urio), Prabello (Cerano d’Intelvi), Bugone (Moltrasio), Cristè e Piccolo Museo della Finanza e del Contrabbando di Erbonne (entrambi a S. Fedele Intelvi).

I LAVORI DI RECUPERO

“Per noi è una vicenda dolorosa oltre che tormentata – racconta il presidente Verona - Quando lo abbiamo rilevato era in condizioni pietose, abbandonato da più di 10 anni. Per rimetterlo in stato dignitoso sono stati spesi tanti soldi (solo parzialmente compensati dalla Comunità Montana) e profuse tantissime energie da parte dei soci. Il rifugio ha avuto da allora, anni Settanta, alterne fortune legate alla gestione ed alla frequentazione. Non è stato sempre facile trovare gestori/volontari in grado di accettare la vita difficile che un rifugio impone se non c'è un adeguato ritorno economico”.

IL DEMANIO AUMENTA L’AFFITTO

“Ad aprile del 2010 – prosegue il presidente – il Demanio ci ha comunicato che l'affitto dell'immobile sarebbe passato dagli allora 1000 a 3300 euro, indicizzati, e per un periodo di sei anni. Tale contratto avrebbe dovuto essere firmato subito, in modo da vincolare a tale accordo l'ipotetico nuovo proprietario che avrebbe dovuto subentrare al Demanio, proprio in virtù del federalismo demaniale”.

I LAVORI DI ADEGUAMENTO

“Oltre a questo, la Regione Lombardia ha decretato che entro quattro anni da ora i rifugi siano, giustamente, adeguati alle normative (certificate da organi competenti e quindi non eseguiti a livello di volontariato) di igiene e sicurezza: noi avremmo dovuto fare interventi finanziariamente gravosi, senza avere la certezza di poter recuperare la spesa dai finanziamenti previsti e, inoltre, che garanzie avremmo avuto noi che, trascorsi i sei anni del contratto, dopo che l'immobile fosse ben sistemato, il nuovo proprietario non potesse decidere di tenerlo per sé o chiederci un affitto impossibile?”

CONCLUSIONE

“Ci è parso che la soluzione più ragionevole fosse quella di rinunciare al rifugio... non senza i giustificati malumori dei vecchi soci che tanto avevano dato di proprio!”

Il Comune di Schignano ci ha fatto sapere che, per il momento, nessun privato, associazione o fondazione, si è interessato alla struttura per una eventuale proposta di gestione. E il Binate resta chiuso.


A cura di Elisa Denti




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