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Pubblicato il 13.02.2006
 
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BRUNO TORNA DALLA GUERRA

Quando Bruno tornò...

BRUNO TORNA DALLA GUERRA Quando Bruno tornò dalla guerra andò in piazza. Canton a baciar la terra. Nella sconfinata steppa gelata quante volte aveva sognato Chiavenna, posta tra i monti, bagnata dalla Mera! Quante volte aspettando i cosacchi pensò ai crotti con la luce degli occhi! "Beata grande patria per cui combattei, ma più beata la piccola patria dove amai la fanciulla che paziente mi aspettò!" Un alpino fa sempre il suo dovere, non getta mai nella neve il suo fucile. Fu così che combatte a Nicolayevka e riuscì poi a ritornare a casa. Ma nel gelo della steppa desolata una gamba gli si e congelata. Ora zoppica, non salta più come un cervo per i monti d'Angeloga, su per il Truzzo. Lo vorrà ancora la sua bella cosi zoppo? Ma l'amore e piu forte della guerra, è l'unica consolazione sulla terra. È un'altra storia che lavando i panni raccontavano le donne nel corso degli anni. Perché "Scaglie di granito" “Salire in alto” è una metafora fondamentale della vita, è la ricerca del “piano superiore”, di quella prospettiva spirituale che dà un senso ai “valori”. La montagna rappresenta quindi questa volontà di andare verso il cielo, di sollevare lo spirito al di sopra delle miserie umane. Ma conquistare le altezze non è facile, richiede sacrificio e forza di volontà. E in questo sforzo spesso l’uomo rimane annientato. “Scaglie di granito” perché anche il solido granito si può sgretolare e anche le scaglie hanno una loro solidità. “Scaglie di granito” è da considerare come il diario di un alpinista che riesce a godere e a soffrire la montagna in tutti i suoi aspetti esaltanti, misteriosi, colorati, esistenziali, religiosi, sofferenti e dolorosi.




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