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Pubblicato il 30.01.2006
 
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Poesia: CHECCO E MARINA

La sua bocca ...

CHECCO E MARINA La sua bocca sapeva di farina, la sua pelle di pizza Margherita; lavorava al mulin di Bottonera e amava la bionda Marina. Lei lavava i panni in Molinanca e in quell'acqua che muoveva il mulino sentiva strane sensazioni voci d'amore correre sull'onda un sussurrar di dolci parole. Era come un cordone ombelicale che legava i due amanti quel canale. Era tutto perfetto, c'era l'amore, c'era il lavoro e forse anche un bel fiore che cresceva nella pancia di Marina con grande gioia e soddisfazione; anche il cielo donava la sua benedizione. Ma un brutto giorno il Checco partì, se lo porto via la tradotta su per i monti lontano da lì. Se ne parti con il dolore in gola e Marina rimase da sola. Era il quindici, c'era la Grande Guerra e tremo di dolor tutta la terra. Checco morì in trincea nel fango lui che amava il colore bianco della farina e dei panni di Marina. Non torno piu in quel di Bottonera e ancora lava la sua donna nell'acqua del Mera. Un bambino le fa compagnia bianco e rosa come il suo papà. Perché "Scaglie di granito" “Salire in alto” è una metafora fondamentale della vita, è la ricerca del “piano superiore”, di quella prospettiva spirituale che dà un senso ai “valori”. La montagna rappresenta quindi questa volontà di andare verso il cielo, di sollevare lo spirito al di sopra delle miserie umane. Ma conquistare le altezze non è facile, richiede sacrificio e forza di volontà. E in questo sforzo spesso l’uomo rimane annientato. “Scaglie di granito” perché anche il solido granito si può sgretolare e anche le scaglie hanno una loro solidità. “Scaglie di granito” è da considerare come il diario di un alpinista che riesce a godere e a soffrire la montagna in tutti i suoi aspetti esaltanti, misteriosi, colorati, esistenziali, religiosi, sofferenti e dolorosi.




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