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Pubblicato il 24.01.2005
 
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MAZZINA

Il cognome potrebbe essere una formazione diminutiva dell’appellativo comune “mazza”, inteso come strumento di lavoro

Bartolomeo “de Gasparonibus” detto de la Mazina di Gordona è il capostipite della famiglia, citato la prima volta in un atto del 1482. Suo figlio Bernardino è già indicato tre anni dopo come de la Mazina, senza “detto”, pur conservando l’antico cognome “de Gasparonibus”, che potrebbe però anche rappresentare la contrada abitata Gasparoni, tuttora esistente a Gordona. Giovan Battista Mazzina: un emigrato che comprò mezza piazza di Chiavenna Dopo aver lavorato in grandi alberghi in Svizzera, Francia, Gran Bretagna ed Egitto, oltre che in Italia, Giovan Battista Mazzina (Gordona 1884-1931) approdò a Buenos Aires, dove, lavorando sodo, divenne proprietario del Savoj e di altri otto grandi complessi alberghieri. In Argentina fondò un giornale “Mattino d’Italia” e ricoprì delicati incarichi per conto del governo italiano. Si tramanda che, se il piroscafo Mafalda nel 1916 evitò un banco di mine sulla rotta dei tedeschi, molto si deve alle informazioni fornite dal Mazzina. Grande la sua generosità, tanto che si calcola che abbia elargito a istituzioni italiane in Argentina due milioni di lire di allora e che più di altrettante abbia donato in patria. A Gordona finanziò la costruzione della canonica, dell’acquedotto comunale e della mulattiera per Cèrmine; fece inoltre allargare la strada Gordona-Mese, sistemare la casa comunale, sostenendo istituzioni socio-assistenziali anche a Mese e a Chiavenna. In quest’ultima località, poco prima di morire non ancora cinquantenne, comperò mezza piazza Castello con l’albergo Conradi, i ruderi del palazzo Balbiani che fece ricostruire e un’area adiacente, dove sarà realizzato un campo da tennis. È sepolto a Gordona nella tomba che la vedova donò poi ai preti della parrocchia.




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